Il Campanile Vanvitelliano

Sul lato sinistro della Basilica svetta l’alto campanile di 75,60 m. realizzato su disegno del grande architetto Luigi Vanvitelli sotto la sorveglianza di Pietro Bernacconi fra il 1750 e il 1755. Il campanile alloca un carillon di nove campane che intonano le note delle “Litanie lauretane”. La cella campanaria ottagonale ospita la campana maggiore, soprannominata Loreta, fusa nel 1515 da Bernardino da Rimini, che con il suo diametro di 184 cm. e peso di 74 quintali e mezzo risulta essere la più grande delle Marche ed una delle prime 10 d’Italia. Nella cella campanaria circolare sono collocate le altre 8 campane del concerto, fuse prevalentemente da L.Baldini di Sassoferrato (1830) e da L.Broili di Udine (1960), mentre la campana maggiore del concerto, che guarda la piazza, è stata fusa da F.Franceschi di Ancona nel 1610.

L’interno della Basilica

L’interno della Basilica si presenta come una grande aula vagamente in stile goticizzante concepita per accogliere numerosissimi fedeli. La pianta della Basilica è a croce latina con presbiterio polilobato, una struttura longitudinale sovrapposta a una centrale a croce greca. Il corpo principale è diviso in tre navate da 12 pilastri quadrati con colonnine agli angoli che reggono archi ogivali e quindi le volte a crociera costolonate. La croce latina che riporta al Cristo, i dodici pilastri agli Apostoli, le quattro Sagrestie agli Evangelisti e sono poste ai quattro angoli creati dai bracci della croce. Al centro, il “cuore” della croce, si erge la cupola con al di sotto la preziosa reliquia della Santa Casa e tutt’intorno le grandiose nove cappelle dei transetti e del presbiterio.

Le sei Cappelle in ambo i lati vennero aperte dal Bramante nei primi anni del XVI secolo. Vennero poi decorate con pale settecentesche in mosaico e con modesti dipinti del XX secolo. La più pregevole tra queste è la prima a sinistra detta Cappella del Battistero; con la volta dipinta dal Pomarancio e Fonte battesimale in bronzo di Tiburzio Vergelli, lavorato tra il 1600 e il 1607.

Interno della Cupola

La cupola copre lo spazio ove è incentrata tutta la basilica, ospitando il Sacello della Santa Casa. Tra il 1610 e il 1615 la volta fu affrescata da Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio. Col passare dei secoli quegli affreschi si deperirono e iniziò a staccarsene delle parti. Col grande restauro compiuto nel XIX secolo dall’architetto Giuseppe Sacconi la cupola fu nuovamente dipinta dal senese Cesare Maccari, che tra il 1895 e il 1907 con la Storia del Dogma dell’Immacolata e delle Litanie Lauretane.

Le 9 Cappelle

Tutt’intorno corre il deambulatorio dove si aprono in successione le quattro Sagrestie e le nove grandi Cappelle; la maggior parte di queste ultime portano i nomi delle nazioni che devotamente contribuirono alla loro decorazione. Si descrivono qui di seguito a partire da sinistra e in senso orario.

  • Sagrestia di San Matteo – È la sacrestia attualmente usata.
  • Cappella del Crocifisso – Ospita un Crocifisso ligneo scolpito da frà Innocenzo da Petralia nel 1637 e donato al santuario da una confraternita nel secolo XVIII. Gli affreschi sono di Biagio Biagetti (1928-1932)
  • Cappella del Sacramento o Francese – Tra il 1545 e il 1548 vi lavorò il pittore di scuola forlivese Francesco Menzocchi, con la collaborazione anche del figlio Pier Paolo Menzocchi: ne rimangono la serie degli Apostoli, ma anche, non integrali, La caduta della manna e Il Sacrificio di Melchisedec, conservati oggi nel Museo del Palazzo apostolico; qui si trova anche la tavola Traslazione della Santa Casa, sempre di Francesco Menzocchi. La cappella è detta anche “Francese” in quanto decorata con le offerte dei cattolici francesi: Charles Lameire vi affrescò fra il 1896 e il 1903 il Trionfo della croce e Santi francesi nella volta; e dipinse su tre tele applicate a muro, scene di Crociati francesi e di S. Luigi IX a Nazaret.
  • Cappella Slava o dei Santi Cirillo e Metodio – È stata decorata con i contributi dei fedeli soprattutto croati. Gli affreschi con “Scene della vita dei santi fratelli Cirillo e Metodio“, apostoli dei popoli slavi, si devono a Biagio Biagetti (1912-1913). Il trittico dell’altare è opera del 1897 di Stanislao de Witten.
  • Sagrestia di San Luca – Accoglie una terracotta con San Luca Evangelista attribuita a Benedetto da Maiano.
  • Cappella dell’Assunta o Americana – È stata decorata con le offerte dei cattolici americani di lingua inglese, per iniziativa della Congregazione Universale. Beppe Steffanina negli anni 1953-1970 vi affrescò scene relative a Maria Regina, alla Proclamazione del dogma dell’Assunta, alla Glorificazione della Vergine Lauretana patrona dell’aviazione. Vi è narrata anche la storia del volo umano, dal mitico Icaro a Leonardo da Vinci e ai moderni astronauti.
  • Cappella del Coro o Tedesca – È stata decorata con le offerte dei cattolici di lingua tedesca, per iniziativa della Congregazione Universale, nel VI Centenario della Traslazione della Santa Casa. Gli affreschi sono opera di Ludovico Seitz che li eseguì negli anni 1892-1902.
  • Cappella del Sacro Cuore o Polacca – È stata decorata con le offerte dei cattolici polacchi. Arturo Gatti negli anni 1912-1939 vi raffigurò Maria Regina della Polonia, la Vittoria di Sobieski a Vienna contro i turchi e il Miracolo della Vistola, episodio legato alla Battaglia di Varsavia del 1920.
  • Sagrestia di San Giovanni. – Custodisce i pregevoli affreschi di Luca Signorelli, eseguiti probabilmente tra il 1481 e il 1485.
  • Cappella dei Duchi di Urbino – Durante i profondi restauri a cui fu sottoposta la basilica nell’Ottocento-Novecento, questa cappella è unica ad essere stata rispettata nel suo apparato originale. Venne fatta decorare a proprie spese dai duchi di Urbino Guidobaldo II Della Rovere e Francesco Maria II della Rovere negli anni 1571-1584. Alle pareti sono affreschi del 1582-83 opera di Federico Zuccari. La pala in mosaico con l’Annunciazione è una copia della tela del 1582-84 di Federico Barocci trafugata dai francesi nel 1797.
  • Cappella di S.Giuseppe o Spagnola – Fu la prima ad essere decorata nel piano generale di abbellimento pittorico promosso dalla Congregazione Universale nel XIX secolo. È stata decorata fra il 1886 e il 1890 con le offerte dei cattolici spagnoli. Gli affreschi delle pareti sono di Modesto Faustini.
  • Cappella Svizzera o dei Santi Gioacchino e Anna – È stata affrescata da Carlo Donati nel 1935-38 con le offerte dei cattolici svizzeri. Il pittore dipinse le sezioni delle pareti superiori con figure di “Santi” nati o operanti in Svizzera e in quelle inferiori, entro quattro grandi quadri, episodi dei Ss.Gioacchino e Anna e di Maria Bambina.
  • Sagrestia di San Marco – Custodisce i pregevolissimi affreschi di Melozzo da Forlì che li eseguì tra il 1477 e il 1479.

Le opere più recenti che corredano l’interno della Basilica sono l’altare maggiore ed il pulpito, ricavati da due monoliti di marmo di Carrara in occasione dell’Anno Santo 2000, opere dello scultore lombardo Floriano Bodini.

Atrio della sacrestia

È una piccola sala in stile barocco che mette in comunicazione la cappella del Crocifisso nella basilica con la sacrestia da un lato e con la sala del Tesoro dall’altro.

La volta è decorata con stucchi realizzati da Francesco Selva e risalgono al 1611. Sulle pareti sono presenti pregevoli dipinti cinque e seicenteschi entro fastose cornici.

Palazzo Apostolico – Museo Antico Tesoro Loreto

Il palazzo Apostolico si trova a pochi passi dalla Basilica di Loreto. Nel braccio occidentale del palazzo Apostolico è ospitato il Museo Pinacoteca della Santa Casa. Conserva dipinti, sculture, arazzi, maioliche, oggetti d’oreficeria e mobili provenienti dal santuario o donati alla Santa Casa nel corso dei secoli.

        • Opere Pittoriche – Le opere costituiscono un vasto ed eterogeneo patrimonio di arte e di fede, a testimonianza del prestigio raggiunto dalla Basilica lauretana in tutto il mondo cristiano. Le Opere Pittoriche sono di: Guercino, Guido Reni, Peter Van Laer, Antonio da Faenza, Annibale Carracci, Girolamo Muziano, Pellegrino Tibaldi, Felice Damiani, Filippo Bellini, Antonio Zanchi, Crespi, Baglione.
        • Opere di Lorenzo Lotto – Nella raccolta di quadri è di fondamentale importanza il corpus dei nove dipinti raccolti in un unica sala che Lorenzo Lotto (1480 c.-1556) eseguì negli ultimi anni della sua vita, conclusasi nel santuario Mariano, dove egli viveva come oblato.
        • I vasi da Spezieria dei Duchi d’Urbino di Orazio Fontana – La raccolta delle maioliche del Ducato di Urbino è particolarmente preziosa e considerata qualitativamente una delle principali collezioni di maioliche istoriate del mondo, vi compaiono storie bibliche e mitologiche. E’ costituita da un primo nucleo, proveniente dalla bottega di Orazio Fontana, che venne donato alla Basilica dal cardinale Giulio Feltrio della Rovere a cui si è aggiunta, nel 1631, una collezione di vasi acquistati presso la bottega dei Patanazzi. Comprende inoltre vasi da farmaci, realizzati da Francesco Antonio Grue (1686 – 1746).
        • L’orificeria – Il tesoro della Santa Casa conserva alcune superbe opere di oreficeria, tra cui un crocifisso in argento modellato dal Giambologna (1524 – 1608) ed inviato alla Santa Casa da Cristina di Lorena nel 1573.
        • La collezione degli arazzi raffaelleschi – i nove pezzi, realizzati sui cartoni di Raffaello Sanzio per gli arazzi sistini commissionati da Leone X dè Medici, furono tessuti da Enrico Mattens nel 1624 e sono considerati, per qualità ed eccellenza esecutiva – tra i più belli al mondo. Vi sonno illustrati gli Atti degli Apostoli.
        • Bozzetto originale della cupola di Loreto – illustrazione degli affreschi della Cupola di Loreto con la storia del Dogma dell’Immacolata eseguita sul modello originale realizzato da Cesare Maccari nel 1884.
        • Gli ex voto dipinti ed i pupi da presepe – l’ultimo piano del museo è dedicato alla devozione popolare verso La Madonna di Loreto, ben visibile attraverso le tavolette dipinte degli ex voto dal XV al XIX secolo
        • Stanza di Giovanni XXIII stanza dove dormì papa Giovanni XXIII in occasione del pellegrinaggio del 1962
Sala del Tesoro

 

Dal transetto sinistro si accede alla monumentale Sala del Tesoro, voluta da Papa Clemente VIII per accogliervi l’ingente cumulo dei doni votivi. Del ricco e prezioso tesoro oggi resta ben poco dopo le diverse espoliazioni come quella operata da Napoleone, secondo gli accordi del 1797, del Trattato di Tolentino. Gli oggetti più importanti rimasti sono ora custoditi nel Museo pinacoteca della Santa Casa che ha sede nell’attiguo Palazzo Apostolico.

La Sala, dalla maestosa volta a padiglione, venne interamente decorata con stucchi e affreschi da Cristoforo Roncalli detto il “Pomarancio”, che fra il 1605 e il 1610 vi dipinse le vivaci “Scene della vita di Maria” alternate a sei Profeti e altrettante Sibille.

Gli affreschi del Pomarancio sono giudicati dalla critica uno dei capolavori del tardo manierismo romano.

Le scene presenti sono:

  • Natività di Maria;
  • Lavanda di Maria;
  • Presentazione al Tempio;
  • Sposalizio della Vergine;
  • Annunciazione;
  • Visitazione;
  • Fuga in Egitto;
  • Gesù tra i dottori;
  • Transito della Vergine.

Sulla volta:

  • Assunzione;
  • Traslazione della Santa Casa;
  • Incoronazione della Vergine.

Assai ardita risulta la figura, presa in forte scorcio, della “Vergine Assunta“. Dello stesso artista è anche la Pala d’altare con la Crocifissione. L’autore tardo-manierista ha valso alla sala l’appellativo ben più famoso di Sala del Pomarancio. L’arredamento ligneo, volto a contenere gli Ex voto, è opera di Andrea Costa.

La Santa Casa

All’interno della Basilica, sotto la cupola, è custodita la Santa Casa di Nazaret, dove, secondo la tradizione devozionale, la Vergine Maria ricevette l’Annunciazione.

La Casa è formata da tre pareti, prive di soffitto e fondamenta, realizzate interamente in mattoni di terracotta. Le pareti sono di fabbricazione tipica dell’edilizia antica nazarena, e la tradizione vuole che fossero addossate a una grotta, quella che oggi si trova nella Basilica dell’Annunciazione a Nazaret.

Il Rivestimento marmoreo

La riveste interamente un mirabile e pregevole rivestimento marmoreo disegnato da Donato Bramante nel 1509 per volere di Papa Giulio II, e realizzato solo a partire da una decina d’anni dopo. La nuova decorazione occultò un affresco del 1434 rappresentante l’Adorazione dei Magi, opera di Olivuccio di Ciccarello.

Il rivestimento marmoreo, concepito come un prezioso reliquiario, venne affidato da Papa Leone X ad Andrea Sansovino, che vi lavorò nelle sculture dal il 1513 al 1527 e a cui successero Raniero Nerucci e Antonio da Sangallo il Giovane. L’opera si compone di un basamento con ornamentazioni geometriche e da un alzato ritmato da nicchie e ricche colonne corinzie scanalate reggenti un cornicione aggettante e la balaustra aggiunta da Antonio da Sangallo nel 1533-34. Gli spazi sono riempiti da sontuosi rilievi volti a celebrare le “Glorie della Vita terrena della Madonna”, fra cui quello dell’Annunciazione che buy phentermine online funge da pala d’altare, posto al di sopra della “Finestra dell’Angelo” ed eseguito dal Sansovino, è ritenuto il capolavoro dell’insieme decorativo. Ai due ordini i nicchie corrispondono altrettanti cicli di sculture: nella serie inferiore sono le statue dei Profeti e in quella superiore quelle delle sibille, molte di queste ultime aggiunte dallo scultore Giovan Battista Della Porta. Il rivestimento marmoreo è l’elemento più spettacolare del Santuario e uno dei maggiori capolavori della scultura cinquecentesca, ma per completarne i suoi 610 metri quadrati di sculture ci vollero ben settant’anni.

Peculiari sono i due solchi paralleli che si trovano sugli scalini della base, causati dai pellegrini che, per secoli, hanno percorso in ginocchio il perimetro del rivestimento.

Monumento a Papa Giovanni XXIII

Il Monumento a Giovanni XXIII si trova nella Piazza intitolata allo stesso Papa. Questo monumento fu voluto dalla città di Loreto a ricordo dello storico pellegrinaggio del papa alla Santa Casa il 4 ottobre del 1962. L’ opera è di Alessandro Monteleone (1897-1967) che non poté portarlo a compimento secondo l’iniziale progetto, il quale prevedeva un basamento di m. 1,35. L’unico pannello scultoreo eseguito raffigura Papa Giovanni benedicente.

L’aereo delle Frecce Tricolori

In Via Sisto V si trova l’aereo delle Frecce Tricolori a segnare il legame dell’Arma dell’Aeronautica con la città di Loreto

Monumento a San Giovanni Paolo II

Attraversata Porta Marina, si giunge in uno spiazzale a balcone, da cui si gode un suggestivo panorama che si dispiega verso il mare e il Monte Conero, vario e vivace. Nella piazza il monumento dedicato a San Giovanni Paolo II. La statua di Papa Wojtyla è stata donata alla città di Loreto dall’artista Albano Poli. Nella mano sinistra il pastorale con il crocifisso, simbolo di passione e fede. La mano destra protesa verso il prossimo: nell’atto di benedire le folle, di salutare le comunità di ogni parte del mondo. una statua in bronzo realizzata con la tecnica della cera persa, dell’altezza di due metri.

Fontana dei Galli

La Fontana dei Galli, situata nella piazza antistante Porta Romana, era detta inizialmente “Fontana del ritorno” in quanto veniva alimentata da una tubazione proveniente dalla Fontana Maggiore, in Piazza della Madonna, in cui giungevano le acque direttamente dall’acquedotto. La fontana, voluta dal protettore Cardinal Antonio Maria Gallo, è stata realizzata tra il 1614 ed il 1616. Venne ornata con bronzi dai fratelli Tarquinio e Pietro Paolo Jacometti, gli stessi della Fontana Maggiore in Piazza della Madonnache vi realizzarono un drago in onore del Papa Paolo V e quattro galli in onore del cardinale protettore. Fin dalla prima metà del ’600, la presenza dei galli che ornano la fontana, ha suggerito la denominazione della piazza nelle immediate vicinanze.

Originariamente era una vasca di mattoni con bordo in pietra d’Istria, di forma rettangolare ed era usata per abbeveratoio dei cavalli, specie durante le fiere.

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