Chiesa di San Francesco

La chiesa di San Francesco in stile romanico-gotico, fu eretta nella seconda metà del ‘200. Della struttura originaria rimangono l’abside decorata con archetti pensili in pietra e bacini maiolicati e la cappella di destra, interamente dipinta. La chiesa è stata poi trasformata nel corso dei secoli e in particolare alla fine dell’800 in seguito al grave terremoto del 1873. Il corredo degli affreschi e delle tele della chiesa copre un arco di tempo che va dal XIV al XVII sec..

Opere Conservate
Di grande importanza, nell’abside dell’antica navata destra, oggi sagrestia, la “Crocifissione” riferibile alla prima metà del secolo XIV di scuola giottesco-riminese. Tra gli affreschi la Madonna con il Bambino del Maestro di Campodonico del 1363 emerge, per la grazia e la delicatezza della composizione. “La Madonna della Colonna” è un interessantissimo affresco staccato da un pilastro dell’adiacente Chiesa di San Giacomo detta della Carità (trasformata in auditorium non più visitable) e inserito in una cassa processionale, attribuibile al Maestro della “Dormitio” di Terni, pittore attivo tra l’Umbria meridionale e le Marche tra il 1370 e il 1420 (l’anonimo maestro deve il suo nome al monumentale affresco raffigurante la Dormitio Virginis, conservato nella chiesa di San Pietro a Terni).
Palazzo Parisani Bezzi

Nel centro storico della Città, in via della Pace, si trova il Palazzo Parisani – Bezzi, che deve il suo nome alle due famiglie storiche che ne furono proprietarie. Venne costruito verso la fine del XVII sec. inglobando un edificio più antico. Nella facciata esterna, sopra il portale in pietra è riportata un’iscrizione che testimonia l’avvenimento storico più noto che il palazzo abbia ospitato: la firma, nel 1797, del Trattato di Pace tra la Francia (rappresentata da Napoleone, non ancora imperatore) e lo Stato Pontificio.

Descrizione
Dalla biglietteria, situata al piano terra, si accede al primo piano (il cosiddetto piano nobile, il secondo piano era riservato alla servitù) introdotto da una sala d’ingresso dove inizia il percorso museale. La seconda stanza è detta “Sala degli Stemmi” o “Sala dei quadri” per via delle tele esposte alle pareti. Si prosegue, dunque, verso la “Sala Gialla” o “Sala della pace“, dove venne firmato il trattato di pace e che prende il nome dalle pareti ricoperte di damasco giallo-oro. La terza stanza è la “Sala Rossa“; che deve il suo nome al damasco che riveste le pareti. Al suo interno è presente il letto a baldacchino in cui dormì il generale francese. La stanza è collegata poi con il Gabinetto di Toletta, un ambiente a pianta irregolare riccamente decorato. Passando attraverso un’altra sala si accede alla Cappellina in cui non vi è rimasto nulla dell’arredo liturgico; al centro del soffitto vi è rappresentata la Colomba dello Spirito Santo. In seguito si apre la “Sala degli Arazzi“, stanza è così chiamata perché riccamente decorata da finti arazzi definiti “succhi d’erba”, ossia pitture imitanti arazzi eseguite con colori vegetali ad acqua stesi direttamente sui tessuti. Proseguendo nella stessa ala del piano ci sono gli ambienti riservati alla vita di tutti i giorni; si entra in una cucina con camino e piano cottura e altre sale affrescate in stile pompeiano. Il secondo piano è formato da vari ambienti che negli ultimi anni hanno ospitato mostre ed eventi vari.

Curiosità
Nella “Sala degli Arazzi” soggiornò durante i giorni della Battaglia del 1815 il comandante delle truppe austriache il Feldmaresciallo, Barone  Federico Bianchi, che vi organizzò il quartier generale prima dello scontro con Gioacchino Murat. Secondo la tradizione egli rifiutò di dormire nella stessa stanza di Bonaparte, scegliendone una più grande ed accogliente. La storia la conosciamo tutti. Le truppe Austriache resistettero valorosamente a Tolentino aspettando i rinforzi da Jesi e per il Murat fu la disfatta che pesò sull’esito della guerra. Il re Ferdinando I delle Due Sicilie fece Bianchi duca di Casalanza aggiungendo a questo titolo un appannaggio considerevole. E’ importante ricordare che il palazzo Parisani Bezzi di Tolentino divenne una delle tappe del Grand Tour europeo, considerato percorso essenziale per la formazione dei giovani delle nobili famiglie europee del XVII sec., probabilmente per via delle stupende decorazioni parietali in linea con la corrente artistica dell’epoca.

Museo Napoleonico – Sale Napoleoniche

Per conoscere l’importanza anche simbolica del Museo Napoleonico di Tolentino e delle Sale Napoleoniche di Palazzo Parisani Bezzi, occorre conoscere i dettagli del trattato di pace e i risvolti ad esso collegati. Palazzo Parisani – Bezzi ospitò diverse personalità ma è divenuto famoso per aver accolto, dal 16 al 19 febbraio del 1797, Napoleone Bonaparte. Il giovane condottiero francese, al termine della Campagna d’Italia, sottoscrisse, nella sala gialla, con i delegati della Santa Sede inviati da Papa Pio VI, il Trattato della Pace di Tolentino. Con esso, il Papa fu costretto a cedere alla Francia Avignone e le Legazioni di Bologna, Ferrara e della Romagna e, in base a convenzioni precedenti, a pagare 21 milioni di franchi, a consegnare 500 codici della Biblioteca Vaticana e 100 opere d’arte. I delegati del Pontefice furono intimoriti ed influenzati anche dalla presenza a Tolentino di 15.000 soldati francesi e dalle minacce di invasione dello Stato pontificio da parte di Napoleone, il quale giunse perfino a strappare alcune pagine del trattato in segno di intimidazione. Ancora oggi è possibile visitare le stanze occupate da Napoleone, con i mobili ed i suppellettili dell’epoca. 

Chiesa del Sacro Cuore

A Tolentino c’è una piccola Chiesa un poco defilata, comunque sempre raggiungibile a piedi dal centro, che suscita grande interesse religioso e devozionale in molti abitanti. Stiamo parlando della Chiesa del Sacro Cuore o anche detta dei “sacconi”.
La Chiesa deriva ampliamente dalla precedente di San Benedetto, sia la facciata che gli affreschi dell’interno sono opera di Luigi Fontana. Anche la pala raffigurante “La visita del Sacro Cuore a S. Maria Alacoque” è di Luigi Fontana. Sulla parete destra vi si trova una grande tela del secolo XVIII, che rappresenta la Madonna tra S. Nicola e S. Benedetto; sulla parete sinistra, Santa Giacinta Marescalchi, di Girolamo Capoferri di Tolentino.

Curiosità
Specialmente durante la Settimana Santa, nella piccola chiesa vengono rispettate alcune tradizioni secolari con dei segni molto cari ai fedeli. Viene esposta la ” Tovaglia della Passione “, un capolavoro di ricamo antico e una serie di candelabri utilizzati nei secoli solo in occasione di guerra o di vaste calamità. Viene celebrata la messa in latino secondo l’antico rito (chiamato anche “rito straordinario”) in una chiesa riccamente addobbata secondo tradizione per il tempo di passione e la miracolosa statua della Madonna Addolorata, rivestita di sette spade. Nella “Processione del Venerdì Santo” escono incappucciati ed in parata i confratelli della Confraternita del Sacro Cuore di Gesù (istituita nel 1805), indossando vesti di rozzo tessuto dette anche “Sacconi”. In questo periodo resta aperto il Museo della Confraternita che raccoglie documenti, cimeli ed una raccolta di santini antichi.

Chiesa Del Sacro Cuore di Gesu

Chiesa del Santissimo Crocifisso dei Cappuccini

È una tipica chiesa cappuccina, ma si segnala per la sobrietà e l’eleganza sia dell’esterno e sia dell’interno. La chiesa trae le sue origini dall’arrivo nel 1539 dei Cappuccini nel territorio di Tolentino. I Religiosi iniziarono la costruzione nell’anno 1589, quando la nobile Laura Zampeschi, vedova di Alessandro Parisani, donò parte dei suoi orti per la costruzione della Chiesa che fu consacrata nel 1596. Lo ricordava una lapide ora scomparsa in cui si evinceva la partecipazione del comune: “Hos hortos Fratibus Cappuccinis Laura Zampeschi e foro Pompilio pietosissima donavit anno Domini 1596“. Questa chiesa fu dedicata a Maria SS. Costantinopolitana, titolo rimasto fino alla fine del 1800. La relativa immagine bizantina su tavola, fu donata forse dalla signora Zampeschi. Di detta immagine scomparsa, resta presentemente una copia su tela.
All’interno, lo stile è quello tipico Cappuccino delle origini, con un’unica navata con tre cappelle ed altari da un lato, il presbiterio con il coro dietro l’altare maggiore. L’unica campana, secondo la regola cappuccina, nel campaniletto a vela fu acquistata con la spesa di sei scudi nel 1599. Il portico dinanzi la chiesa risale a qualche anno più tardi: 1608. Solo nel 1926 fu intitolata come nuova Parrocchia al SS. Crocifisso.

Opere Conservate
L’elemento più prezioso è il Crocifisso dipinto su tavola di legno, del secolo XVI. Origine di questa immagine, secondo una tradizione, risale ad un cantastorie di passaggio che lo portava in giro nelle sue peregrinazioni e che lo lasciò qui nel convento dei Cappuccini, che lo ospitarono. L’elemento più interessante è costituito dall’altare maggiore in legno intagliato che unitamente al Tabernacolo, è opera di due Cappuccini (1689) come si rileva da una pergamena attaccata sul lato posteriore di detto tabernacolo. Tra le opere più significative si può ammirare una interessante tela rappresentante il “Noli me tangere” ed una croce lignea sulla quale sono dipinti il Crocifisso e l’Addolorata. La pala dell’altare rappresenta “La Madonna con il Bambino in una gloria di Angeli con ai piedi S. Francesco (in preghiera) e S. Andrea (con un ginocchio piegato)”. Quest’opera, considerate le condizioni, ha incerte attribuzioni. In una lettera inviata ai Priori di Tolentino nel 1604 da Lancillotto Mauruzi, veniva raccomandato il famoso pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio, ospite dei religiosi di Tolentino. Per questo motivo l’opera è stata anche attribuita all’illustre pittore. Delle tre cappelle, tra loro comunicanti una volta, la prima era dedicata all’Immacolata, la seconda la seconda alla Vergine porgente il bambino a S. Corrado da Offida, la terza aveva sull’altare il quadro di Gesù risorto, in veste di ortolano a S. Maria Maddalena, ora nel battistero della Cattedrale, per la devozione tipica degli ortolani. Preziosi erano i tre paliotti degli altari di queste cappelle, in cuoio dipinto e lavorato. Ne resta solo uno, nella prima cappella, ora dedicata a S. Giovanni Bosco. La decorazione della cappella fu affidata al pittore tolentinate Francesco Ferranti.

Chiesa del santissimo crocifisso o dei cappuccini

Teatro Vaccaj e Casa Vaccaj

Tra il 1763 e il 1768 si sentiva l’esigenza di un luogo idoneo a rappresentazioni teatrali, tanto che furono inoltrate diverse richieste di un nuovo teatro stabile “ad imitazione di tutte le città ed anche piccole terre, per comune sollievo e divertimento del popolo”. Le proposte furono però respinte per ragioni di salvaguardia dei costumi.
Il teatro, con la sua elegante facciata, opera di Giuseppe Lucatelli, sorge sulla piazza omonima dal 1795, anno in cui fu terminato dopo l’approvazione del cardinal Carandini, prefetto della Sacra Congregazione del Buon Governo. Il 10 Settembre del 1797 giorno della festa di San Nicola, per una serie di eventi Napoleonici, il teatro fu inaugurato con il nome di Teatro dell’Aquila in onore del cardinale per l’aquila a due teste che compare nello stemma di famiglia.
Il teatro oggi non è visitabile internamente perché nel 2008 un vasto incendio lo ha seriamente danneggiato. Dopo oltre vent’anni di restauri, era stato riaperto al pubblico nel 1985 .
L’interno appariva con affreschi del Lucatelli, che oltretutto aveva dipinto i prospetti dei palchi con 33 tele a soggetti mitologici, e con uno straordinario lampadario in legno con ai bracci lumi di terra cotta. Cento anni dopo, nel 1881, a causa dei fumi del lampadario il teatro fu restaurato dal pittore Luigi Fontana e nello stesso anno fu cambiata la denominazione in “Teatro Nicola Vaccaj” con la rappresentazione di Giulietta e Romeo di questo musicista di Tolentino nato nel 1790 e morto nel 1848. Numerosi sono gli artisti illustri che hanno solcato il suo palco; da Eleonora Duse a Pietro Mascagni.
C’è una casa dietro l’ex albergo della Corona a Tolentino dove soggiorno la proprio divina Eleonora Duse, una targa cosi la ricorda: NEL MILLEOTTOCENTOSETTANTANOVE, CONOBBI L’AFFANNO E LE VEGLIE DI ELEONORA DUSE, MISERA TENACE EROICA, QUI SOGNAVA LA GLORIA, ORA NELL’UMILE ASPETTO DEL SUO TRIONFO, M’ILLUMINO – LE FILODRAMMATICHE PICENE NEL I CONGRESSO REGIONALE MCMXXVI.
Pietro Mascagni invece fu ospite, durante la famosa stagione lirica del 1905, proprio dell’Albergo della Corona di cui giudico “succulenti” i suoi pasti, tanto da rinunciare ad un invito presso una famiglia patrizia, per un bel piatto di “fagioli con le cotiche” preparato espressamente dal proprietario dell’Albergo.
L’ex Albergo della Corona, oggi è abitazione privata. L’albergo traeva origine da una antica locanda dello stesso nome, esistente già nel 1597. Questo albergo, era rinomato per l’accoglienza famigliare, per i pasti casalinghi del ristorante. Giacomo Casanova ricorda la locanda nelle sue memorie durante il suo viaggio a Roma. Il 15 marzo 1790 in un appartamento dell’albergo nacque il musicista Nicola Vaccaj. Poco prima del 1915 l’albergo venne chiuso.

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Percorso in Mappa

*Informazioni tratte da diverse fonti online.