Cattedrale di San Catervo

La Cattedrale di San Catervo è stata la prima Chiesa di Tolentino. All’inizio si trattava di un edificio romano in cui fu deposto il sarcofago di Catervus. Di questo primitivo edificio, un mausoleo a pianta circolare con tre absidi, restano solo alcuni elementi del protiro della chiesa: una lunetta in marmo con angeli e apostoli – ora nell’atrio dell’ingresso posteriore – e quattro leoni che attualmente sorreggono il sarcofago del Santo. Nel 1256, i monaci benedettini di San Catervo chiedono al Papa Alessandro IV l’autorizzazione per poter restaurare la chiesa. La nuova chiesa romanica era a tre navate ad orientatamento est-ovest, con pilastri cruciformi e presbiterio nell’area dell’attuale facciata,. Questa costruzione, visibile in parte nella Cappella di San Catervo, detta allora cappella della SS. Trinità, rimase in piedi fino al 1820, quando si volle dare un nuovo assetto all’ormai vecchio edificio. L’incarico fu dato in un primo tempo al pittore Giuseppe Lucatelli di Tolentino ed in un secondo momento, all’architetto maceratese conte Filippo Spada. Questi dell’assetto architettonico di tipo neoclassico, cambiò l’orientamento della chiesa, ponendo l’ingresso dove era il presbiterio della chiesa monastica del 1256, del quale rimane il grandioso portale romanico ubicato sul lato sinistro della Chiesa e il campanile alto 35 metri. L’edificio a tre navate fu realizzato a croce latina con transetto terminante con due cappelle radiali
Nella zona del Panteum (il portone a destra dell’abside entrando dall’ingresso principale) si distinguono le fondamenta del suddetto, al di sotto di un pavimento di vetro, resti degli affreschi del IX secolo, e vari frammenti della decorazione di questa costruzione.

Opere Conservate
All’interno della chiesa notevoli opere d’arte tra cui una Pietà in pietra di provenienza nordica. In fondo alla navata sinistra si apre la Cappella di San Catervo che racchiude il suo grandioso Sarcofago, uno dei più importanti delle Marche. Ricavato da un unico blocco di marmo, rientra nella categoria dei sarcofagi detti “a porte di città”. La fronte è divisa in cinque scomparti, di cui tre figurati e due con decorazioni a scanalature ondulate; nel tergo sono raffigurati i busti di Catervo e della moglie Settimia Severina. Le figure giovanili dei due sposi, colti nel gesto della dextrarum iunctio e con una corona d’alloro tenuta sopra le loro teste dalla manus dei, sono inserite nel clipeo centrale della faccia posteriore, mentre i ritratti in età avanzata si trovano sugli acroteri angolari del fronte. Le pareti e la volta a crociera ogivale della cappella sono affrescati con dipinti di Marchisiano di Giorgio: l’Adorazione dei Magi, la Crocifissione, una Madonna in trono con Bambino e Santi e, nella volta, Evangelisti e sibille. Nell’Ottocento, con la ricostruzione ed elevazione a cattedrale dell’antica chiesa medievale a lui dedicata, il culto di San Catervo avrà la sua piena celebrazione iconografica ad opera di vari pittori. Filippo Spada dipinge l’Assunta e i Santi Nicola da Tolentino, Settimia, Catervo, Tommaso da Tolentino e Nicola di Mira nel 1827 dipinti sulla pala dell’altare maggiore. Luigi Fontana che dipinge nel 1884 nell’atrio della Cappella di San Catervo una vetrata a mo’ di trittico con Santa Settimia, San Catervo e San Basso Francesco Ferranti che dipinge nell’ottagono centrale della volta del presbiterio (1914-1916) un San Catervo in abito militare romano. Da segnalare infine il tondo centrale del paliotto d’altare realizzato nel 1958 dallo scultore tolentinate Adeo Occhibianchi con un San Catervo in abiti militari e palma accanto a San Nicola.
Curiosità
La tradizione vuole che Catervo portò per primo a Tolentino i principi della fede in Cristo. La vita di San Catervo da Tolentino è poco documentata, malgrado le sue spoglie siano certe e conservate con quelle della moglie Settimia Severina e del figlio Basso in uno splendido sarcofago della fine del IV secolo custodito nella concattedrale di Tolentino,. Il sarcofago che fu aperto, per la prima volta nel 1455 e ne fu estratto il capo di San Catervo posto in un reliquiario per la venerazione dei fedeli, è prezioso non solo dal punto di vista artistico, ma anche documentale con le sue tre iscrizioni. Queste parlano di Flavius Iulius Catervius, 56 anni, prefetto del pretorio romano e del luogo della sepoltura, ma tacciono sulla data e le circostanze della morte. In alcuni documenti dell’VII – IX secolo, Catervo cominciò ad essere detto martire e confessore e nel Quattrocento il Comune di Tolentino lo invocherà come Santo protettore effigiandolo nelle sue insegne e nei suoi sigilli. A quei tempi il santo protettore di una città importante come Tolentino non poteva non avere una storia da narrare e quindi fin dal XIII secolo fu redatta una Vita di San Catervo (piena di errori ed anacronismi) Nel Settecento la Vita di San Catervo fu ripresa da molti autori fra cui il canonico della cattedrale don Nicola Gualtieri. Alla fine del XVI secolo iniziò la revisione storica della figura di San Catervo e il cardinale Cesare Baronio lo identificò con un Catervius comes sacrarum largitionum (responsabile del tesoro, della zecca, delle imposte e delle miniere) al quale gli imperatori Graziano, Valentiniano II e Teodosio inviarono una lettera il 19 agosto 379. Studi rigorosi condotti a partire dalla prima metà del XX secolo dimostreranno l’attendibilità di tale identificazione. San Catervo sarebbe stato quindi un funzionario vissuto alla corte degli imperatori costantiniani e valentiniani che preferì lasciare Roma e trasferirsi nella più tranquilla Tolentino dove intorno al 390 morì e fu sepolto dalla moglie Settimia in un sarcofago posto all’interno di un mausoleo appositamente costruito. Un funzionario imperiale trasformato in un santo martire? Ci fu un tempo in cui le vecchie iscrizioni, i monumenti sontuosi ornati di personaggi e scene bibliche con il frequente ripetersi del monogramma del Cristo e della croce poteva facilmente essere scambiato per il sepolcro di un santo e soprattutto perché Catervo può realmente essere stato una figura esemplare di marito, padre, cittadino e cristiano che il popolo fin da subito ha riconosciuto come santo e la Chiesa successivamente ha sempre confermato. Tolentino aveva bisogno di un santo importante, e lo ha cercato fra le pieghe della storia, poi però, questa, ha fornito alla città uno dei più grandi: San Nicola

Palazzo Sangallo
Di fronte al Palazzo Comunale troviamo il Palazzo Parisani, oramai conosciuto come Palazzo Sangallo che deve il suo nome al progettista Antonio da Sangallo il Giovane. Fu eretto per il tolentinate Cardinale Ascanio Parisani. La costruzione dell’edificio, risalente al 1516, venne interrotta per motivi sconosciuti. La costruzione del Palazzo Parisani da parte del Sangallo si interruppe al solo piano terra ed al mezzanino, resi con un paramento bugnato e un tetto a due spioventi. Il completamento, avvenne 416 anni dopo nel 1932 su progetto dell’ing. Stefano Gentiloni Silverj. Del progetto originale esiste un disegno di Antonio da Sangallo, attualmente custodito agli Uffizi. Imponente l’androne che immette nei vari ambienti. Al primo piano si può visitare il Museo Internazionale dell’Umorismo nell’Arte – MIUMOR.

Curiosità
Come già accennato, la costruzione dell’edificio, risalente al 1516, venne interrotta per motivi sconosciuti. Facendo delle ricerche sulla vita di Antonio da Sangallo il Giovane, vero nome Antonio Cordini, su wikipedia possiamo fare delle ipotesi. Bramante che si stava occupando della costruzione di San Pietro non lasciava molto spazio allo Zio, Giuliano da Sangallo, coadiuvato com’era anche da Raffaello. Bramante, però, muore nel 1514 e suo zio nel 1516. Dal 1516 il nostro Antonio lo troviamo coadiutore di Raffaello al cantiere della Basilica di San Pietro e nel 1520, alla morte di questi, nominato primo architetto della fabbrica di San Pietro, con coadiutore Baldassarre Peruzzi. Fu solo l’inizio di un lungo predominio culturale a Roma. Questa la serie di motivi per i quali il Sangallo si allontanò da Tolentino?

Palazzo_Sangallo_Tolentino

MIUMOR Museo dell’umorismo nell’arte

Unico in Italia e fra i pochi nel mondo il Museo Internazionale dell’Umorismo nell’Arte, il Miumor, fondato come Museo della Caricatura nel 1970 da Luigi Mari, medico, artista ed ex sindaco di Tolentino, conserva più di 3.000 opere originali tra incisioni, pitture, disegni, sculture dei maggiori artisti, tra i quali: Leonardo, Agostino Carracci, Daumier, Gulbransson, Galantara, Scarpelli, Maccari, Attalo, Onorato, Topor, Nino Za, Longanesi, Searle, Levine, Jacovitti, Mordillo, Fellini, Altan, Garretto, Folon, Altan, Gec, Pannaggi, Maccari, Stelle ed Enrico Sacchetti. E’ riconosciuto a livello internazionale come punto di riferimento per tutti gli artisti, gli studiosi e gli appassionati dell’arte umoristica e non solo.
Il MIUMOR è stato definito un libro di storia che registra le lotte, da quelle minime, di critica agli errori quotidiani dell’uomo, a quelle di critica del potere.

Palazzo Comunale

Sulla sinistra della Torre degli Orologi si trova il Palazzo Comunale, ricostruito nel 1860 su disegno del tolentinate Emidio Pallotta su di un edificio di origine medioevale fatto costruire da Berardo di Varano nel 1361. Sul capitello di una colonna del portico era posta la statua di Giulia figlia dell’Imperatore Tito, attualmente conservata presso il Museo Civico Archeologico “A. G. Silverj”.
E’ noto che nel 1515 il Palazzo si arricchì di un portico con colonne e di un’ampia scalinata e che dopo un incendio doloso, appiccato nel 1528, subì ulteriori modifiche.
L’attuale facciata ripete, l’aspetto di quella antica: tra sei massicci pilastri si aprono cinque porte ad arco sovrastate da uno stretto balcone. Aspetto originale visibile in un ex-voto del 1703, conservato nel Museo del Santuario, il palazzo è visibile nel suo a due piani, con, sulla facciata l’immagine della Madonna, di San Nicola e numerosi stemmi.
Durante i lavori del 1860 si scoprirono i ruderi di un probabile edificio termale romano.
Molte delle sale interne, tra cui la Sala Consiliare e la Sala dei Matrimoni, sono decorate con pregevoli affreschi del Pallotta e del Lucatelli.

Opere Conservate
La Sala Consigliare fu affrescata dal Emidio Pallotta di Tolentino. Al centro del soffitto c’è una tempera, che rappresenta le Tre Grazie, di Giuseppe Lucatelli anch’esso di Tolentino, al quale si debbono anche le 28 tele che decorano il fascione con motivi mitologici. Sulla parete di fondo spicca un grande olio raffigurante la Madonna con Bambino di Emidio Pallotta, copia di un’opera del pittore spagnolo Bartolomé Esteban Murillo. Interessanti, nel Gabinetto del Sindaco, il ritratto su pergamena del sec. XV dell’umanista tolentinate Francesco Filelfo e due medaglioni con putti del Lucatelli, copie dalle pitture del Correggio nella camera della badessa Giovanna Piacenza del Monastero di S. Paolo in Parma. Nella Sala dei Matrimoni si può vedere una serie di ritratti di personaggi illustri tolentinati ad Emidio Pallotta ma non solo.

Torre degli Orologi

La Torre denominata degli Orologi, facente parte del Complesso della Chiesa di San Francesco di Tolentino, è il simbolo della città. L’importante orologio che ha sempre richiamato visitatori da ogni parte, fu costruito nel 1822 da Antonio Podrini di Sant’Angelo in Vado. Esso è formato da quattro quadranti.

Descrizione
Il primo quadrante dall’alto indica le fasi lunari e mostra la luna come un volto che, nell’arco dell’orbita di 29 giorni e 12 ore, presenta il profilo destro in fase calante, il volto intero quando è luna piena, il profilo sinistro in fase crescente e che si nasconde al momento della luna nuova. Il secondo, la meridiana meccanica a quadrante, segna le ore “all’italiana”. Per comprendere il secondo quadrante con l’ora italica, bisogna ricordare che nei secoli scorsi il tempo si calcolava in base alle ore canoniche (mattutino, terza, sesta, nona, vespro e compieta) associate alle variazioni della luce durante il giorno. Il quadrante ha una lancetta che compie quattro giri nel corso delle 24 ore. Il numero VI indica, in successione, il culmine della notte, l’alba, il culmine del giorno ed il tramonto. Segue poi l’orologio astronomico, che segna le ore in base ai criteri attuali. All’origine l’indicazione avveniva tramite la sola lancetta delle ore; solo recentemente, per una più facile lettura, è stata aggiunta la seconda, quella dei minuti. Nel quarto quadrante sono indicati i giorni della settimana e del mese. In basso, una meridiana solare serviva al “moderatore” per regolare gli orologi. L’orologio batte le ore ed i quarti. A mezzogiorno suona diversi rintocchi seguiti da una breve armonia.

Torre degli Orologi Tolentino 2

Auditorium San Giacomo (ex Chiesa detta “della Carità”)

Dedicata a San Giacomo, se ne hanno notizie documentarie che si riferiscono ad una pergamena del 1233; tuttavia la chiesa doveva esistere già nel XII secolo, epoca a cui risale il portale romanico.
La struttura iniziale fu ampliata verso il 1421 grazie al Vescovo camerte Giovanni, alle donazioni di fedeli e alle concessioni del Comune di Tolentino. La Chiesa acquisì la denominazione “della Carità” quando, nei primi decenni dell’Ottocento, divenne sede della Confraternita omonima.

Descrizione
Sono di notevole pregio il portale romanico che si apre sulla facciata e quello laterale gotico con una ghiera in laterizio raffigurante motivi floreali ed delle specie di animali dell’immaginario medievale. Sopra il portale vi è una grande rosa di dodici colonnine disposte a raggiera; ai lati vi sono due aperture seicentesche attualmente tamponate. La piccola chiesa presenta un campanile romanico con un’ unica cella campanaria terminante con un cupolino seicentesco. All’interno vi sono due navate. Quella principale è abbellita dal soffitto a cassettoni del secolo XVI al centro del quale è inserita una statua in legno dorato che raffigura San Giacomo Apostolo, di scuola bolognese. I cassettoni, sono decorati con quattro rosette angolari e un rosone centrale più grande da cui pende un fiocco. Dal 1970 la Chiesa non è più aperta al culto, ed è attualmente adibita ad auditorium.