Chiesa di San Paolo

La chiesa di San Paolo, che si affaccia sulla piazza dal lato orientale, fu costruita tra il 1623 e il 1655 dal milanese Padre Ambrogio Mazenta, e presenta una facciata grezza, in cotto.
L’interno ad una navata, illuminato dalle finestre che si aprono nel tamburo della cupola, è decorato dalle grandi figure dei Dottori della Chiesa del Maceratese Francesco Boniforti. Le Storie di San Paolo nell’abside furono affrescate dall’anconetano Pier Simone Fanelli. Di particolare interesse è la tela dell’altare del braccio destro della crociera raffigurante la SS. Trinità e Santi Barnabiti, opera firmata a Sebastiano Conca e datata 1742.
La chiesa venne officiata fino al 1810 dai Barnabiti.

Curiosità
Nel 1830 il governo pontificio cedette la chiesa al Comune. Fu adibita a magazzino durante le guerre mondiali, è stata poi restaurata egli anni Sessanta riportata all’antico splendore. Attualmente accoglie mostre d’arte.

Chiesa di San Paolo

Palazzo della Prefettura già Palazzo dei priori e Palazzo del Podestà

Originariamente era costituito da due palazzi differenti, quello dei Priori e quello del Podestà costruiti da Bartolomeo di Bonfiglio da Forlì, con l’aiuto di Bartolomeo da Buonguadagno, e la stipula del contratto è del 1288.
I due edifici, vicini ma non uniti, furono le sedi della vita politica ed amministrativa del Comune di Macerata fino alla fine del XV secolo, quando i Cardinali Legati del governo Pontificio, estromisero la sede comunale e ne presero possesso. Questo atto decretò l’unificazione anche dei due edifici in uno solo. Inizialmente se ne occupò il celebre architetto fiorentino Giuliano da Maiano che stava dirigendo i lavori della Santa Casa di Loreto. Poi fu la volta di Bartolomeo di Giacomo, nel 1543 su incarico del cardinale Giovanni Battista Orsini, il cui nome è inciso sull’architrave di una finestra posta quasi al centro del primo piano. I lavori si concludono con il cardinale Sigismondo Gonzaga, il cui nome resta scritto sulla pietra del marcapiano dell’intera facciata del palazzo.
Per tutto il Settecento il palazzo subì interventi architettonici di rilievo e si mantenne nel pieno del suo splendore. I contemporanei ne elogiavano la sontuosità, l’ordine architettonico, l’eleganza nel decoro della facciata, arricchita dalle insegne di Papi, Cardinali, Legati e Presidi della Marca. Insegne che caddero sul finire del Settecento, con l’invasione dalle truppe francesi, ad opera degli scalpelli dei liberali.
Nell’ Ottocento il Palazzo per essere consolidato si abbassò di un piano, perdendo alcune eleganti decorazioni.
A chi oggi lo osserva mostra solo alcune tracce del suo passato: le due arcate ogivali, la più elevata delle quali è quella della così detta “Loggia dei Bandi”, stemmi ed iscrizioni di varie epoche.
Per una visita si passa dagli uffici della Questura al il primo piano dell’ala destra dell’edificio, attraverso un’ampia scalinata, poi, si accede alla sede della Prefettura, con gli uffici lungo tutto il piano che sovrasta il portale d’ingresso. Al di sopra della cornice marcapiano si affacciano le stanze dell’abitazione del Prefetto e dell’appartamento di rappresentanza che si apre con lo splendido e vasto Salone, detto delle Armi per la decorazione delle pareti, ornate degli stemmi dei Legati, Vicedelegati e Governatori che amministrarono la Marca. Dal salone,  si passa, in successione, alla Sala Verde o del biliardo, alla Sala Rossa o della biblioteca ed infine nel Salottino Bianco o della musica che si affaccia sul piano superiore della Loggia dei Mercanti da cui si può godere una magnifica vista dall’alto di tutta la piazza.

Curiosità
Questo potrebbe essere il Palazzo più suggestivo di Macerata se solo il visitatore chiudesse gli occhi e immaginasse la Loggia delle Pubblicazioni o dei Bandi che si trovava in posizione intermedia, da dove i magistrati del Comune, preceduti dai suonatori di tromba e seguiti degli ufficiali e dagli alabardieri, notificavano al popolo, per mezzo del banditore, i decreti dell’Assemblea generale e pubblicavano le condanne. Vicina era la torre con la campana, ai cui rintocchi si radunava il Consiglio e, all’occorrenza, tutto il popolo: essa assolveva inoltre ai compiti di avvistamento e segnalazione dei nemici.

Loggia dei Mercanti

La Loggia dei Mercanti è l’esempio più rappresentativo di architettura rinascimentale a Macerata con fini decorazioni ad ovuli e palmette dei capitelli e dei peducci al piano terra, il soffitto con capriate lignee al piano superiore.
Voluta da Alessandro Farnese, come testimonia l’iscrizione sulla fascia in laterizio, non si sa se sia stata eseguita nei primi del ‘500 su disegno di Giuliano da Maiano o dello stesso Donato Bramante.
I materiali con cui i capomastri Cassiano da Fabriano e Matteo Sabatini la fecero realizzare sarebbero provenuti dalla vendita di pezzi del Palazzo Venieri di Recanati.
Costruita come appendice ornamentale del Palazzo Legatizio atta ad ospitare la bilancia usata dal Comune per pesare il grano, divenne dapprima il fulcro degli scambi commerciali maceratesi.

Curiosità
Oggi mostra quasi tutte le caratteristiche originarie ma nel 1641 il delegato ecclesiastico cardinale Pio Carlo Emanuele di Savoia da Carpi, ultimo legato della Marca residente a Macerata, fece realizzare la propria camera da letto, con affaccio esclusivo sulla Piazza maceratese, nel primo piano della loggia, chiudendo gli archi superiori con tamponature ornate in stile barocco!

Palazzo del Comune

Il Palazzo del Comune venne eretto nel sec. XVII, la facciata subì rifacimenti nel 1820. Costruito in cotto è aperto da un porticato e corso in alto da una balconata lunga tutta la facciata.
Nell’androne e nel cortile è sistemata una raccolta archeologica comprendente materiale proveniente dalle antiche città di Helvia Recina e da Urbisaglia.
Vi sono varie epigrafi etrusche, romane ed ebraiche, insieme ad urne e steli funerarie, due statue romane, una muliebre e una virile, una notevole statua di Esculapio e un sarcofago paleocristiano.

Curiosità
Il 16 novembre 1952 Macerata fu proclamata “Civitas Mariae”, ovvero “la città di Maria” e sul Palazzo Comunale è stata inserita la doppia iscrizione che ce lo ricorda.

Palazzo Del Comune

Palazzo dei Diamanti

Uno dei più caratteristici e amati Palazzi Nobiliari di Macerata è senza dubbio il “Palazzo dei Diamanti” per la sua caratteristica “facciata a bugnato”, per il taglio a diamante delle pietre della facciata che riprende quella ideata da Biagio Rossetti per l’omonimo palazzo di Ferrara.
Il palazzo è il risultato dell’accorpamento di due o tre edifici preesistenti; nel maggio 1534, Bartolotta Mozzi stipulò un contratto con lo scalpellino Giuliano Torelli per riallineare gli edifici e fornire la pietra occorrente al rivestimento unitario di queste case. Alla fine del XVII secolo l’edificio veniva acquistato dai Ferri, che realizzeranno il grande scalone interno.
Curiosità
Piacque cosi tanto ai maceratesi che venne detto da allora palazzo dei Diamanti, anche per la somiglianza con l’omonimo edificio a Ferrara. Ecco le differenze: manca la soluzione d‘angolo, è più alto di un piano, è molto più stretto e affiancato da un altro edificio sulla sinistra. I portali sono tre, archivoltati e trattati a bugne. Le finestre sono centinate anzichè trabeate o a timpano triangolare come a Ferrara. Gli archi sono ricoperti anch’essi a bugne diamantate. Curiosa è la soluzione cinquecentesca dell’applicazione di balaustre in pietra al di sotto delle finestre utilizzate al solo scopo decorativo. Michel de Montaigne (filosofo, scrittore e politico francese noto anche come aforista) in visita alla città nel 1580 giudicò l’edificio come l’unico a Macerata degno di essere ricordato. Oggi è proprietà della Banca d’Italia

Chiesa San Giorgio

Fu costruita dall’architetto Cosimo Morelli (1792-1798), dedicata ai santi Giorgio, Stefano e Martino di Tours.
La facciata è neoclassica, opera di Agostino Benedettelli (1842).
Nell’interno a una navata, vi sono, un bel crocefisso ligneo del XVI secolo (altare destro), restaurato nel 1935, e una Madonna di Giovanni Battista Salvi detto “il Sassoferrato”, dietro l’altare maggiore.

Chiesa di San Giorgio

Palazzo Compagnoni-Marefoschi

I committenti del palazzo furono i tre figli di Giovanni Francesco Compagnoni, nati dal matrimonio, nel 1713, con Maria Giulia Marefoschi, che daranno vita al ramo gentilizio dei Compagnoni Marefoschi.
Tra i componenti della famiglia Marefoschi famoso il cardinale Mario, il promotore della soppressione dell’Ordine dei Gesuiti.
Nello scalone interno, alla quarta rampa ci sono dei piccoli bassorilievi e iscrizioni romane provenienti da Villa Adriana a Tivoli, l’ultimo piano conserva intatto l’aspetto settecentesco anche negli arredi.
Luigi Vanvitelli ha lasciato una impronta molto personale nel Palazzo Compagnoni-Marefoschi.
Suo il disegno della facciata con il grande portone affiancato da due coppie di colonne e sormontato da un balcone curvilineo.
Anche la Cappella è del Vanvitelli, mentre incerta l’attribuzione delle figure in monocromo, nei due sottarchi, al pittore vadese Francesco Mancini. Il particolare di maggior pregio e cioè l’altare, ci ricorda gli esemplari di alcune chiese romane. La cappellina, nell’insieme, rappresenta il vero gioiello del Palazzo.

Curiosità
Nel Palazzo Marefoschi vi si celebrò nel 1772 il matrimonio dell’ultimo degli Stuart, Carlo III d’Inghilterra, il pretendente al trono inglese in esilio in esilio in Italia, con la giovane principessa Ludovica de Stolberg Guedern, la contessa d’Albany amata dal poeta Vittorio Alfieri, nella speranza di dare un erede alla corona.

Palazzo Compagnoni delle Lune – Università degli Studi di Macerata

Il palazzo Compagnoni delle Lune è un palazzo signorile di Macerata costruito come residenza cittadina da un ramo della nobile famiglia dei Compagnoni, detto Delle Lune, dalle due lune dello stemma gentilizio della casata.
Costruito nel 1736 su progetto dell’architetto Francesco Vici. Caratterizzato da una facciata molto semplice, leggermente movimentata, dalle paraste in cotto e dalle cornici marcapiano in pietra. Il palazzo fu acquistato nel ‘900 dall’Università di Macerata.

Palazzo Buonaccorsi

Nel cuore della città sorge il settecentesco Palazzo della famiglia Buonaccorsi, un palazzo che segue le vicissitudini del titolo nobiliare e gli spostamenti del baricentro economico del casato da e verso Roma. Nel 1697 si da il via all’aggregazione di edifici preesistenti su progetto dell’architetto romano Giovan Battista Contini allievo del Bernini. E’ poi un’altro architetto romano, Ludovico Gregorini, a realizzare il cortile interno, il giardino all’italiana di cui rimangono gli elementi che costituisco una delle attrattive del Palazzo. Stiamo parlando della balaustra con i vasi ornamentali di Antonio Perucci e le tre statue raffiguranti Ercole vincitore in pietra d’Istria, opera dello scultore padovano Giovanni Bonazza.
All’interno, l’ampio atrio pavimentato in legno di quercia, la loggia e i saloni decorati, i soffitti a cassettoni e le pitture di soggetto mitologico dell’appartamento nobile offrono alla vista dei visitatori preziosi momenti barocchi e rococò, il cui fasto raggiunge l’apice nel Salone dell’Eneide.
Decorato nella volta a botte con le Nozze di Bacco ed Arianna alla presenza degli dei dell’Olimpo da Michelangelo Ricciolini nel 1710 e ornato alle pareti con un ciclo di dipinti su tela commissionati ai maggiori artisti del tempo.
Proprietà del Comune dal 1967 e sede dell’Accademia di Belle Arti fino al 1997, il palazzo ospita oggi le collezioni comunali: il museo della carrozza e le raccolte di arte antica e moderna.

Museo della Carrozza

Il Museo della carrozza è stato realizzato grazie alla donazione nel 1962 del conte Pier Alberto Conti di Civitanova di 22 carrozze di varie tipologie e un ricco corredo di equipaggiamenti da tiro, selle, tra cui anche una da amazzone, morsi, frustini, briglie, ferri da cavallo, finimenti per attacchi a pariglia, a quattro o a sei, libri e manuali di ippica, stampe e fotografie d’epoca donate da anche da alcune famiglie nobili locali.  L’installazione “In carrozza” vi farà vivere la vera esperienza di un viaggio in carrozza, grazie a tre schermi con video proiezioni sincronizzate, frontale, laterale e retrostante, che garantiscono una visione precisa e realistica attraverso i finestrini dell’abitacolo, del percorso verso la destinazione scelta nell’entroterra Maceratese.

Curiosità
Il nucleo originario di carrozze della collezione è costituito da sei modelli sportivi: Spider Phaeton, Mail Phaeton, Jardinière, Gran Break de Chasse, Stanhope-Gig, Break e dalla vettura utilitaria Skeleton Break.

Collezioni di arte antica e moderna di Palazzo Buonaccorsi

Il piano nobile propone la raccolta di arte antica attraverso un percorso ordinato cronologicamente, a partire dalle testimonianze artistiche quattrocentesche.
Arte Antica – La donazione di Tommaso Maria Borgetti, risalente al 1835, costituisce il primo nucleo di quadri della Pinacoteca. Successivamente, nel 1860, il pittore Antonio Bonfigli donò 26 dipinti per la costituzione di una “Pinacoteca patria” che, dal 1937, insieme ad altri quadri preesistenti, ha trovato sistemazione nelle sale del Palazzo della Biblioteca.

Dettagli
Fra le opere figurano dipinti di Carlo Crivelli, Giovanbattista Salvi, Carlo Dolci, Michele Rocca detto il Parmigiano, Domenico Corvi, Carlo Maratta, Giacomo da Recanati, Alessandro Turchi l’Orbetto, Federico Barocci e numerosi altri. Dipinti d’arte fiamminga, italiana, napoletana e veneta, insieme a ritratti di illustri maceratesi, completano l’interessante e pregevole raccolta.

Arte Moderna – La raccolta d’arte del Novecento è data dalla “sedimentazione storica” di opere provenienti dalla locale attività futurista negli anni Dieci e Venti, dal lavoro del Gruppo “Boccioni” (1932-1944), dai tre premi nazionali di pittura contemporanea “Scipione” (1955; 1957; 1964), dagli eventi promossi dagli Amici dell’Arte, dai rapporti nazionali ed internazionali intrattenuti negli anni Settanta da Elverio Maurizi. La Raccolta d’Arte Contemporanea “Elverio Maurizi” ha al proprio interno importanti testimonianze dell’attività artistica del nostro secolo quali l’Anticamera di Casa Zampini, dell’architetto maceratese Ivo Pannaggi, progettata nel 1925, opere provenienti dal I, II, III Premio Scipione, nelle edizioni del 1955 1957 e 1964, da acquisti effettuati dall’Amministrazione Comunale e da donazioni di artisti italiani e stranieri, in occasione di loro mostre personali.

Dettagli
Tra le molte opere si segnalano quelle dei pittori Luigi Spazzapan, Emilio Vedova, Bruno Cassinari, Zoran Music, Giacomo Soffiantino, Giuseppe Zigaina, Domenico Cantatore, Adriana Pincherle, Luigi Bartolini, Aligi Sassu, Giulio Turcato. Vi sono anche i complementi di arredo realizzati da Pannaggi per la casa Zampini di Esanatoglia, ed opere dei marchigiani Osvaldo Licini, Corrado Cagli, Valeriano Trubbiani, Umberto Peschi ed Eraldo Tomassetti.

Cattedrale di San Giuliano

La Cattedrale venne costruita a Macerata nel 1459-1464 su progetto di Cosimo Morelli, il campanile fu eretto nel 1467-1478.
La zona absidale esterna, è in laterizio, soluzione architettonica di adattamento alla pendenza del terreno.
L’interno si caratterizza per le grandi colonne binate, le quali suddividono le tre navate e la crociera a cupola, le cui dimensioni vogliono imprimere un sentimento di “grandezza” verso il divino. Importanti le opere che vi sono conservate.

Cattedrale di San Giuliano

Basilica di Santa Maria della Misericordia

E’ un piccolo gioiello di Macerata, un minuscolo santuario dalle forme aggraziate, luminoso, riccamente affrescato, impreziosito da marmi e stucchi. Nel 1734 si decise di ricostruire un’antica cappella a cui i Maceratesi erano molto legati. Si decise di assegnare il progetto all’architetto Luigi Vanvitelli (Lodewijk van Wittel), e decorata da Francesco Mancini e Sebastiano Conca, con Storie della Vita di Maria in un misurato stile settecentesco ricco di colore.
Successivamente nel 1921 viene realizzato il deambulatorio, dove Biagio Biagietti, uno dei migliori affreschisti della prima metà del novecento (Marchigiano di Porto Recanati, discepolo di Ludovico Seitz nel periodo che decorava la cappella del coro nella Basilica della Santa Casa a Loreto), ha rappresentato la Vita di Gesù con moderne intrusioni in stile liberty dal 1923 al 1926.
Più tardi vengono aggiunti i portichetti esterni e le cancellate in ferro battuto. Recenti, sono le porte in bronzo (1952) del Cantalamessa.

Curiosità
La basilica Santa Maria della Misericordia ha origini da un’antica cappella votiva eretta a Macerata nel 1447, in un solo giorno, per allontanare il pericolo della peste. Fu innalzata attorno all’affresco rappresentante la Madonna della Misericordia, che era sul muro dell’orto del Vescovo, in piazza del Duomo.

Basilica Santa Maria della Misericordia

 

Fonte Maggiore

La seconda cinta muraria di Macerata aveva contenuto al suo interno il quartiere San Giuliano e la Fonte Maggiore, il più importante serbatoio d’acqua della città, intorno alla quale ferveva un incessante andirivieni.
Gli spazi ben distribuiti in canali, vasche e fontane servivano da abbeveratoio per gli animali, da lavatoio e da rifornimento di acqua. Oggi impressiona vedere i punti da dove l’acqua sgorga e confluisce nelle vasche. Sono essere gli stessi immutati da centinaia di anni, piccoli interstizi nell’opera muraria da dove l’acqua fuoriesce costantemente.

Curiosità
Francesco Sforza, per privare i cittadini di una necessaria risorsa nel corso di eventuali assedi, ridisegnò un tratto di mura escludendo la fonte.

Sferisterio

Infine, non si può parlare di Macerata senza citarne il luogo simbolo della città, ovvero: lo Sferisterio.
Lo Sferisterio fu costruito grazie alla “generosità di 100 consorti” maceratesi per il gioco della palla (sphaera) col bracciale, disciplina sportiva in voga nelle marche dal secolo XV sino alla metà dell’800. Progettato in stile neoclaccico dall’architetto Ireneo Aleandri fu inaugurato nel 1829
Nel 1921, per la prima volta allo Sferisterio di Macerata, si allestì un’opera lirica: una memorabile edizione di “Aida“.
Dal 1967, ogni estate, le Stagioni Liriche dello Sferisterio richiamano il pubblico più esigente ad applaudire originali proposte e nomi prestigiosi in una struttura bellissima, monumentale ma intima, che, garantisce una perfetta visibilità ed una eccellente acustica.

Curiosità
La prima edizione dell’Aida, fu voluta dal conte Pier Alberto Conti, (lo stesso delle donazioni al Museo della Carrozza) che, innamoratissimo della soprano Francisca Solari, le offrì la straordinaria opportunità di esibirsi in un vero e proprio teatro all’aperto. Richiamò spettatori da ogni parte d’Italia.

Sferisterio

*Fonte delle informazioni: Internet

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