Chiesa di San Filippo Neri

La Chiesa sorge a Macerata nel 1611, a soli due anni dalla canonizzazione di San Filippo Neri, ampliata e rimaneggiata diverse volte, l’ammiriamo oggi come fu sistemata dall’architetto romano Giovan Battista Contini nel 1730 e rappresenta il suo capolavoro anche se fu portata a termine dal suo allievo Sebastiano Cipriani.
Presenta una facciata non finita dall’effetto molto scenografico, coronata da due campanili con cupole bulbate.  Di notevole pregio artistico è la cupola lunettata, con finestrature stuccate e il lanternino del 1732. Tra le opere da ammirare la Natività della Vergine attribuita a Girolamo Donnini, nel secondo altare a destra spicca la pala di Marco Benefial (1684-1764) con la Madonna col Bambino e i SS. Giuseppe e Antonio, datata 1755, nel secondo altare a sinistra del 1737 è la Crocifissione del marchigiano Francesco Mancini (1679-1758), artista che eseguì anche la pala dell’altare Maggiore con la Madonna col Bambino e S. Filippo in gloria, mentre nel primo altare a sinistra è la tela con la Madonna e S. Gaetano da Thiene che adora il Bambino, di Ludovico Trasi del 1634.
L’altare maggiore in marmo e del trevigiano Giuseppe Bonessi realizzato tra il 1764 e il 1770.
Degni di nota sono gli armadi nell’ingresso della sagrestia e i confessionali, opere d’intaglio del maceratese Silvestro Fioravanti.

Curiosità
Diverse sono le simbologie presenti nella chiesa di San Filippo a Macerata. Innanzi tutto la “croce patente rossa” inscritta in un ovale ligneo, dipinto di giallo, con bordo bianco vincolata nel punto più alto della lanterna. Molto diffusa nell’arte Bizantina, questo simbolo, antico e nobile, è presente anche nel busto reliquiario di San Filippo Neri. E’ un simbolo collegato alla trasfigurazione di Gesù Cristo così come rappresentata nell’icona della “Trasfigurazione di Cristo” (metà XII sec.) conservata nel monastero di Santa Caterina del Sinai, dove nell’aureola di Gesù è inscritta una croce patente rossa, mentre la figura del Messia è avvolta dalla Gloria di Dio, qui raffigurata come una mandorla di colore bianco che avvolge il Suo corpo, dal quale si dipartono 6 raggi luminosi (quante sono le paraste, i pilastri inglobati nella parete, che convergono sulla sommità della chiesa di San Filippo a Macerata). Poi ci sono i 6 finestroni che illuminano la cupola ellittica che sembrano suggerire le 6 facoltà di San Bonaventura, con le quali saliamo fin verso la croce, nella lanterna. Inoltre, nell’aula, 12 sono le semicolonne quanti i 12 Apostoli: «Chiamò i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri» (Mc 6,7). Forse non a caso, dunque, le semicolonne sono accostate, a 2 a 2, alle 6 paraste giganti.

Chiesa di San Filippo Neri

Chiesa di Santa Maria della Porta

La chiesa, del X secolo, è una delle più antiche di Macerata. Quando Macerata era appena un piccolo “castello”, il Castrum Maceratensis, la chiesa era dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo e come vedremo, questo non è stato mai dimenticato.
La si scorge nei pressi dell’apprezzatissima Macchina Oraria col movimento dei pianeti di Piazza della Libertà, guardando giù verso “le scalette” di via Piaggia della Torre. E’ una piccola costruzione, con elaborata facciata in stile romanico, unico tratto visibile all’esterno, essendo per il resto sottoterra. Della parte più antica resta la cripta che era sede della confraternita dei Flagellati, i cui emblemi sono scolpiti nelle chiavi di volta. Di particolare pregio è la pala d’altare maggiore raffigurante l’Assunzione, dipinta da Domenico Corvi.

Curiosità
Fu costruita nei pressi di una porta della vecchia cinta muraria da cui il nome ed è legata all’antico culto popolare, molto forte nelle Marche, dell’Assunzione di Maria in Cielo.  La forma di questo culto, prevedeva la vendita delle “spighette”, dinanzi l’elegante portale gotico della facciata il giorno dell’Assunzione. Queste erano piccoli fasci di grano e lavanda, legate in mazzetti dalla forma speciale che venivano utilizzate per profumare i cesti della biancheria pulita lavata, magari, alle fonti cittadine.

Palazzo Rossini Lucangeli – Museo di Storia Naturale

Questo museo di Macerata è ospitato, dal 1993, nei sotterranei del Palazzo Rossini Lucangeli, il palazzo del Capitano Felice Rossini, che lo volle edificare nel 1570. Il suo ingresso è un portoncino poco visibile, sebbene si tratti di un museo di tutto rispetto.
Il museo deriva dal ventennale impegno del paleontologo Romano Dezi e dal lavoro dello studioso di minerali Cesare Rastelli. Dal 1993 i reperti sono raccolti, acquistati o ricevuti in dono durante i 35 anni d’attività del curatore. Fra i materiali donati spiccano quelli dei Bernocchi di Milano, che hanno arricchito il museo con i mammiferi imbalsamati provenienti dalla personale tenuta in Namibia.
Altro materiale esposto è rappresentato da esemplari di animali esotici sequestrati o ritrovati dal Corpo Forestale dello Stato.
Le prime stanze mostrano volatili di tutti i colori e mammiferi imbalsamati.
Il Museo prosegue in una seconda stanza, dedicata agli insetti, provenienti da tutto il mondo con farfalle dalle ali coloratissime.
Il piano inferiore conserva invece animali vivi protetti, in via di estinzione salvati dalla forestale sono nutriti e accuditi amorevolmente dai 2 custodi. Qui i bambini impazziscono alla vista di un boa, di una rara salamandra del sud america, delle tartarughe, e dei pappagalli. Sempre al piano inferiore sono presenti collezioni di malacologia, ovvero di conchiglie, collezioni di minerali, e anche meteoriti. L’ultima parte è quella dedicata alla paleontologia, con reperti fossili rinvenuti nel territorio maceratese proprio da Dezi e Rastelli, con il reperto più curioso rappresentato da denti di ippopotamo italiano di circa un milione di anni fa.

Curiosità
I Musei di Storia Naturale fondano la loro attività sulle collezioni, nate dalla necessità di documentare e classificare il mondo naturale. Le collezioni sono quindi la risorsa principale di ogni Museo; grazie ad esse i Musei svolgono il loro ruolo nell’ambito di due aree distinte ma strettamente correlate: ricerca e educazione. Solo attraverso ricche collezioni si possono effettuare i confronti necessari per dare un nome e collocare in un opportuno sistema di classificazione rocce, piante ed animali, cioè provvedere a quella che è la funzione primaria dei Musei di Storia Naturale. Anche l’illustrazione dei testi che consentono l’identificazione di flora e fauna sono basati sugli esemplari conservati nei Musei.

Piazza della Libertà

Centro della città è la piazza della Libertà, sulla quale prospettano edifici pubblici e monumentali: il Palazzo del Comune, la loggia dei Mercanti, il Palazzo della Prefettura, la Chiesa di San Paolo, la Torre dell’Orologio e il Teatro Lauro Rossi. A destra della chiesa, sotto un voltone, si trova l’ingresso al Palazzo dell’Università, edificio seicentesco che un tempo ospitava il collegio Barnabiti.

Chiesa di San Paolo

Torre Civica o Torre dell’Orologio

A Macerata si può ammirare l’unico esemplare al mondo di orologio planetario, recentemente restaurato e riportato nella sua collocazione originaria.
E’ collocato sulla Torre, in Piazza della Libertà, che alta 64 metri, vanta una visuale panoramica che dalla terrazza del coronamento spazia dalle colline maceratesi ai Monti Sibillini, fino al mare.
La Torre fu iniziata intorno al 1492, da Matteo d’Ancona, venne continuata nella metà del ‘500, sui disegni di Galasso Alghisi da Carpi, architetto militare, e fu ultimata sui modelli dell’artista, nel 1653.
Visitare la Torre civica di Macerata è una delle cose assolutamente da fare. La fatica di salire oltre duecento gradini sarà ricompensata dal godimento di una vista mozzafiato.
La macchina oraria, originariamente realizzata nel 1569 dai fratelli Giulio, Lorenzo Maria e Ippolito Ranieri, famosi orologiai, è stata riportata recentemente sulla torre del maestro mantovano Alberto Gorla che ha lavorato alla sua ricostruzione. L’orologio di Macerata non ha eguali al mondo perché, oltre alle ore, presenta il movimento dei pianeti.

Curiosità
Sul lato destro del basamento vi è una lapide che ricorda Vittorio Emanuele II, e per sistemare questa lapide sul fronte piazza che fu sacrificato l’artistico orologio ad automi, simile a quello di Venezia. Oggi il planetario, le statue lignee della Madonna col Bambino, cui le figure dei Re Magi al suono delle ore, rendono omaggio a mezzogiorno e alle diciotto, è tornato al suo posto e alla sua piena funzionalità.

Teatro Lauro Rossi

Sempre su Piazza della Libertà, ha il suo ingresso il Teatro Lauro Rossi di Macerata. Inaugurato nel 1774 fu intitolato nel 1884 al musicista maceratese Lauro Rossi appena un anno prima della sua morte. Con la caratteristica forma a campana dell’ambiente con tre ordini di palchi e il loggione è uno dei primi esempi di ‘teatro all’italiana’ e gli stucchi, i finti marmi policromi nei toni argento-azzurro, verde e oro fanno del “Lauro Rossi” di Macerata un gioiello dell’arte del ‘700, unico in Italia.
Doveva essere iniziato sul progetto più grande architetto teatrale dell’epoca Antonio Galli, detto il Bibiena, il progetto del nuovo Teatro Cittadino venne poi riadattato dall’architetto Cosimo Morelli che ne diresse i lavori di costruzione.

Curiosità
il teatro fu voluto nel 1765 da quarantasei nobili di Macerata, che non si accontentavano più della “Sala della Commedia” del vecchio Palazzo Comunale.

Teatro Lauro Rossi