Monumenti Commemorativi di Jesi

Jesi offre al visitatore tutta una serie di monumenti commemorativi di grande significato. La lista sottostante, non include alcune porte citate in precedenza che pure sono state intitolate a commemorare fatti o personaggi. Include invece l’Arco della Casa dei Verroni e Piazza Federico II che possiamo intendere di grande significato e carattere celebrativo.

Monumento a Federico II

La statua di Federico II è stata collocata nel dicembre 1995 accanto alla Porta Bersaglieri.
L’Imperatore, è stato rappresentato col il volto così come fu ricostruito da due professori dell’Università di Vienna. Viene raffigurato un Federico maturo con la barba ed una folta chioma, vestito di tunica e la stola tipiche degli Imperatori Romani d’Oriente con indosso il manto regale di sicilia, già del nonno materno Ruggero II il Normanno.

Descrizione
Con la mano sinistra regge lo scettro del sacro Romano Impero e con la destra tiene le “Constitutiones” (il codice federiciano, giudicato come il più grande monumento legislativo laico del Medioevo). Sul fianco sinistro è scolpito un leopardo accovacciato, animale prediletto per la caccia, portava a guinzaglio e che figura nello stemma imperiale dopo le nozze con Isabella d’Inghilterra. La statua poggia su un quadrato incluso tra due ottagoni. Sul lato anteriore del quadrato un bassorilievo in bronzo raffigura Castel del Monte con al centro Federico II a cavallo tra soldati crociati e dignitari arabi che gli offrono dei doni a simboleggiare la pacifica ed illuminata convivenza tra musulmani e cristiani. Sul lato posteriore è raffigurata, in bassorilievo, l’Aquila imperiale federiciana. Sugli altri due lati, due pannelli di bronzo a modello di pergamena contengono, l’uno, la dedica all’Imperatore, con tutti i suoi titoli e con gli appellativi che il figlio Manfredi gli attribuì comunicandone la morte al fratello Corrado; l’altro, la indicazione degli Enti che hanno partecipato alla realizzazione del monumento. Il monumento è opera, con un compenso simbolico, di due grandi scultori, entrambi di fama internazionale: il M° Benedetto Robazza di Roma e il M° Hermann Schwahn, con la collaborazione del Prof. Massimo Ippoliti di Jesi.

Testi contenuti nei due pannelli laterali (a modello di pergamena)

  • a sinistra –  a Federico II di Hohenstaufen Imperatore del Sacro Romano Impero, Re dei Romani, d’Italia, di Germania, di Sicilia, di Gerusalemme e di Arles Sol Mundi Qui Lucebat In Gentibus, Sol Justitiae, Auctor Pacis la citta’ di Jesi sua Betlemme nell’ottocentenario della nascita
  • a destra – il comitato italo-germanico per il monumento e la Fondazione Federico II di Hohenstaufen di Jesi promotore l’avv. Gino Borgiani primo presidente la Gesellschaft fur Stafischen Geschicte in Goppingen il comitato regionale per le celebrazioni federiciane il comune e la citta’ di Jesi
Curiosità
L’idea di erigere un monumento a Federico II è nata dalla constatazione che nella Città Natale del grande Imperatore svevo non esisteva un’opera pubblica che lo ricordasse ad eccezione del grande sipario al Teatro Pergolesi, realizzato nel 1850 dall’Artista Luigi Mancini. Per l’esigenza di ricordare la figura e l’opera dell’Imperatore che aveva definito Jesi come la sua “Betlemme”, l’Avv. Gino Borgiani dette vita ad un Comitato Italo-Germanico per l’erezione nella Città di Jesi di un monumento celebrativo non solo della figura storica di Federico II, ma anche del messaggio culturale, sociale e politico di cui è stato portatore.

Piazza Federico II

La piazza di forma rettangolare si imposta su un asse centrale che va da nord-est a sud-ovest ed è la storica piazza più importante di Jesi. Tutta racchiusa da edifici nobiliari e dal Duomo, sorge sul luogo dell’antico foro romano, all’incrocio fra il Cardo e il Decumano massimi.
Storia
Sono state ritrovate anche le fondamenta degli edifici che la cingevano, come quelle del Teatro, del Tempio Pagano, delle Terme e della Cisterna. Dopo le devastazioni barbariche vi sorse la prima cattedrale cristiana di Jesi, sulle fondamenta di un precedente tempio pagano e successivamente di importanti palazzi nobiliari. Era la piazza centrale della città, luogo di rappresentanza del potere comunale, dove si svolgevano le grandi cerimonie pubbliche, sia civili che religiose come per esempio il Palio di San Floriano, la maggiore di esse. I comuni del Contado, i Castelli di Jesi, una volta l’anno, il 4 maggio (Festa del Patrono San Floriano) erano chiamati a presentare il Palio insieme al pagamento dei tributi, in segno di sottomissione e di rispetto a Jesi. Nel 1679 si procedette ad ampliare notevolmente la piazza e nel corso del XVIII secolo, tutti gli edifici vennero rifatti. L’antica cattedrale gotica di Giorgio da Como venne ricostruita nell’edificio odierno a partire dal 1732; nel 1743 venne riedificata la chiesa di San Floriano; poi fu la volta del lato destro, ove il conte Emilio Ripanti aveva acquistato nel 1724 l’edificio dell’Ospedale di Santa Lucia, adiacente al suo palazzo di famiglia. Le modifiche settecentesche si conclusero nel 1758 con la realizzazione da parte dell’architetto bolognese Gaetano Stegani, architetto della Legazione di Urbino, della balaustra barocca verso la salita di Via del Fortino. In seguito, per onorare il grande Imperatore tedesco, gli jesini decisero di intitolare la piazza a Federico II, ritenuto più consono alla tradizione ghibellina del Comune. Nel 1949 venne portata al centro della piazza la fontana-obelisco, del 1844 concepita per la Piazza della Repubblica, ove sorge il Teatro Pergolesi. La fontana-obelisco è opera degli architetti di Jesi Raffaele Grilli e Luigi Amici che realizzarono anche le sculture delle otto leonesse e dei quattro pesci.

Curiosità
Il giorno di S. Stefano del 1194, sotto un grande padiglione appositamente eretto, nacque l’imperatore Federico II. Federico II vide la luce a Jesi durante il viaggio che l’imperatrice aveva intrapreso per raggiungere Palermo dove il marito era stato appena incoronato il giorno prima (giorno di Natale), re di Sicilia. Data la sua età avanzata, nella popolazione si era un diffuso un certo scetticismo circa la gravidanza di Costanza, così fu allestito un baldacchino al centro della piazza cittadina, dove l’imperatrice partorì pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita dell’erede al trono. Questo grande avvenimento portò in seguito a Jesi enormi privilegi. Fu infatti insignita da Federico II del titolo di Città Regia, col quale l’imperatore riconosceva e sanciva i diritti del Comune jesino sui territori sottomessi dei Castelli di Jesi, permettendo alla città di costituirsi in un autogoverno oligarchico denominato Respublica Aesina. Questi titoli furono talmente importanti che Jesi poté continuare ad esercitare il suo potere di piccola repubblica anche durante la dominazione papale.

Arco Clementino

L’arco Clementino della città di Jesi è un arco trionfale eretto nel 1734, su progetto dell’architetto Domenico Valeri, che come quello di Ancona, fu eretto in onore di Papa Clemente XII dei Corsini. Il monumento fu eretto come un gesto di omaggio verso il pontefice che si era reso benemerito per l’abolizione del dazio sul grano e la sistemazione della strada che collega Nocera Umbra con l’Adriatico e che venne chiamata, da allora, “Clementina” (l’attuale Statale 76).
L’Arco Clementino dona una scenografica sontuosità al Corso settecentesco di Jesi oggi intitolato a Giacomo Matteotti.

Arco della Casa dei Verroni

Portale a forma di arco trionfale voluto da Eusebio Guerroni o Verroni di origine romana, scolpito nel 1513 da Giovanni Gabriele da Como, scultore lombardo che visse parecchi anni nelle Marche, su disegno del celebre architetto senese Francesco di Giorgio Martini. Un esempio di classicismo “all’antica”, col ricorso ai clipei con ritratti nei pennacchi: tema questo frequente nell’architettura rinascimentale lombarda. Le lesene presentano lungo il fusto sei scanalature rudentate e poggiano su alti stilobati, mentre l’arco è retto da mensole interne. I capitelli sono del tipo a caulicolo inverso con rosetta a mascherone

Monumenti di Jesi: Arco del Verroni

Monumenti di Jesi: Arco del Verroni

Monumento a Giovanni Battista Pergolesi

Il monumento è situato in una piazzetta sempre intitolata al Pergolesi a metà di corso Matteotti.
L’opera realizzata dallo scultore di Carrara Alessandro Lazzerini nel 1910, può essere considerata come una delle rare testimonianze della corrente del naturalismo Liberty nelle Marche.
Il musicista è in piedi e sovrasta, dirigendole, le figure allegoriche del Canto (figura femminile) e del Suono (figura maschile); un raffinato bassorilievo, con le note del celebre Stabat Mater, allude all’Amore a alla Morte e due maschere simboleggiano la Tragedia e la Commedia.

Curiosità
Gli altri monumenti commemorativi di Jesi:

  • Monumento alla Speranza – Vero titolo dell’opera è La vela della speranza, dato dall’autore, lo scultore Guglielmo Vecchietti Massacci.
  • Monumento ai Caduti del Mare – E’ opera dello scultore jesino Giuseppe Campitelli
  • Monumento ai Caduti di tutte le guerre – Opera dello stesso Campitelli, la statua, in travertino, rappresenta il dolore materno e della suprema offerta di tutte le madri verso la patria.
  • Monumento ai Caduti per L’Indipendenza
  • Monumento ai Martiri XX Giugno – Opera dello scultore di Jesi Massimo Ippoliti, il monumento ricorda il sacrificio di sette giovani, i martiri XX giugno, fucilati dai nazifascisti in contrada Montecappone, nell’estate del 1944, durante l’occupazione tedesca.
  • Monumento al lavoro – Scultura in travertino, bronzo e acciaio opera dell’artista anconetano Floriano Ippoliti, che lo ha intitolato La città degli immortali.
  • Monumento al bersagliere – Opera di Giuseppe Campitelli di Jesi, a ricordo della battaglia di Montegranale combattuta il 19 luglio 1944 per la liberazione di Jesi.
  • Monumento al piccolo cordaio – Il monumento, realizzato dallo jesino Edmondo Giuliani, è stato collocato in via del Cordai
  • Monumento alla Savoia Marchetti – Opera dello jesino Sauro Ciuffolotti è stato eretto a ricordo dello stabilimento industriale di Jesi della Savoia Marchetti che nella prima metà degli anni Quaranta del secolo scorso arrivò ad occupare fino a 1400 persone nella costruzione di aeroplani.