La bella città di Jesi è situata nella Regione Marche all’interno della provincia di Ancona, a trenta chilometri circa dall’omonimo capoluogo regionale e approssimativamente a 20 km dal mar Adriatico. Situata nella bassa valle del fiume Esino, Jesi è il centro più importante della Vallesina. Con 40.500 abitanti circa è il terzo capoluogo della provincia di Ancona, dopo Senigallia.
Aggirarsi alla scoperta della città di Jesi, significa elevare lo spirito in una realtà ricchissima di arte e di storia, fra musei e biblioteche,  lasciarsi suggestionare dalle possenti mura cittadine, o dai sontuosi palazzi nobiliari senza mai avvertire il senso di smarrimento perdendosi nella trama intricata dei suoi vicoli, scalinate e piazzette.

Curiosità
Sono in molti a credere che non fu un caso che a Jesi nacque l’imperatore Federico II di Hohenstaufen, nelle ben note e curiose, circostanze. A Jesi nasce anche Giovanni Battista Draghi (o Drago), detto Pergolesi, considerato ancora oggi uno dei compositori più importanti del genere “Opera Buffa”. Ma la vera celebrità, che ha fatto conoscere il nome di Jesi nel mondo, è senz’altro il Verdicchio dei Castelli di Jesi, il vino bianco, il più rappresentativo dell’Italia intera. Jesi, secondo l’autorevole portale di recensioni turistiche TripAdvisor, risulta in tredicesima posizione Regionale come località turistica in base alla media dei giudizi sugli hotel, ristoranti, case vacanza e attività. Sempre secondo la medesima fonte, Jesi risulta in terza posizione nella sua Provincia, andandosi ad inserire fra località di mare come Senigallia e Numana. L’ UNESCO nel 1969 ha indicato Jesi come “città esemplare” per il mantenimento nel tessuto urbano contemporaneo del castrum romano. Ancora oggi Jesi, come l’impianto antico su cui venne eretta, ha due vie principali: il cardo massimo (nord-sud) e il decumano massimo (est-ovest) che si incrociano ad angolo retto. Gli ingressi e le uscite delle vie erano difesi da porte fortificate e questo, come vedremo è ancora visibile.


Le Mura di Jesi
Il centro storico di Jesi è racchiuso da una cinta muraria che è tra le meglio conservate di tutta la regione Marche. Mura e porte da sole meritano una visita. Munitevi di macchina fotografica e percorrete tutto il perimetro. Si tratta di 1,5 km di percorso con un dislivello di 96m. Le Mura di Jesi vennero erette fra il XIII e il XIV secolo sul tracciato delle più antiche mura del Castrum Romano, facevano parte di un sistema difensivo straordinariamente esemplare perché completo di elementi costruttivi e naturali integrati. Immaginando tutte le componenti, torri, porte e mura, anche quelle demolite o crollate al loro posto, ci si può figurare Jesi come una delle città meglio difese della Regione.

Descrizione
Nel XV secolo le mura di Jesi vennero, ad eccezione la parte detta del “Montirozzo”, quasi totalmente ricostruite ad opera dei famosi architetti militari Baccio Pontelli e Francesco di Giorgio Martini. Le Mura di Jesi hanno una compatta forma trapezoidale, visibili oggi come ristrutturazione rinascimentale in fasi successive della cinta medioevale. Presentano i caratteri dell’architettura precedente e nuovi elementi architettonici funzionali e di cornice del Rinascimento, che esprimevano modernità e gusto di una potente città come Jesi. Secondo le nuove esigenze di difesa, le mura medievali di Jesi vennero bastionate. Con l’aggiunta di baluardi, o bastioni (si distinguono dalle torri medievali per essere della stessa altezza delle mura) si proteggevano meglio le cortine (i tratti di mura rettilinei), che erano le parti della fortificazione più esposte al tiro e all’attacco dell’assediante, col tiro radente ed incrociato delle artiglierie che erano ospitate al suo interno. Le Mura di Jesi seguono, per una lunghezza di un chilometro e mezzo, un andamento altimetrico variato in rapporto alla morfologia del terreno che presenta livelli di quota differenziati, dai 96 m. dell’Arco del Magistrato, nel punto più alto, ai 66 m. di Porta Valle. Le mura “basse”, quelle racchiuse tra il Torrione rotondo e il Torrione di Mezzogiorno (costruito nel 1454), possedevano un fossato che le fiancheggiava. Oggi è interrato ma giustifica la relativa semplicità di queste mura realizzate con cortine verticali con beccatelli e caditoie. I beccatelli sono quegli elementi architettonici a forma di archetti che servono a sostenere le parti sporgenti delle mura che ospitano le caditoie, il cui uso è intuibile. Le mura “alte”, quelle poste sui pendii, hanno cortine rafforzate con scarpata per una maggior difesa contro le armi da fuoco. Le mura di Jesi ospitavano i camminamenti di ronda per l’intero. Di questi camminamenti sono rimasti solo brevi tratti, alcuni dei quali coperti e muniti di finestre ad arco.

I Torrioni
Torri e semi torri servivano per difendere il muro interposto ovvero quei lunghi tratti rettilinei di mura, conosciuti come cortine. Torri di dimensioni maggiori, i Torrioni, generalmente si trovavano ai lati delle porte di accesso alla città.

Torrione di Mezzogiorno
Il torrione di Mezzogiorno, chiamato così perché rivolto a Sud, fu edificato nella prima parte del XV secolo (nel 1454) dall’architetto militare Baccio Pontelli sotto il pontificato di Nicolò V. Rappresenta un tipico torrione quattrocentesco ed è il più bello e moderno della cinta muraria di Jesi. Di forma poligonale, presentava delle aperture rotonde, oggi tamponate, chiamate troniere, attraverso le quali partivano i colpi delle armi da fuoco per la funzione difensiva tipica del torrione.
Torrione Rotondo
Il Torrione Rotondo che risale alla fine del 400, è posto nell’angolo est delle mura ed è così chiamato per via della sua forma arrotondata. Le mura basse di Jesi di cui fa parte erano fiancheggiate da un fossato, erano mura più semplici che necessitavano di torrioni più ampi per essere difese. Tra il Torrione di Mezzogiorno e il torrione rotondo si trova Porta Valle, una delle quattro porte di entrata alla città. Entrando, sulla sinistra, si possono notare reperti di mura romane dove un tempo sorgeva un lavatoio.
Torrione del Montirozzo
Il Montirozzo è il torrione più suggestivo delle Mura, tanto da diventare l’emblema della città. Fu costruito nel ‘400 all’estremità del lato orientale, sulla punta più avanzata. Nel Seicento fu aggiunto una piccola torre a due piani e la base f u raccordata col sottostante pendio naturale per dare continuità a quest’ultimo e sfruttarne l’impraticabilità. Oggi con la presenza della strada dobbiamo lavorare di immaginazione per apprezzarne tutta l’impressionante “potenza difensiva”.

Curiosità
Alcuni elementi dello straordinario sistema difensivo della Città di Jesi, ora non sono più visibili.

  • La Rocca urbana la “Rocca Pontelliana”, o cittadella, era posta sull’area più elevata della città, quella nord-occidentale, ultimo baluardo di difesa dagli attacchi esterni, si trovava in piazza della Repubblica, a ridosso dell’arco del Magistrato e del Comune. Si trattava di un imponente torrione, residenza del Signore, a forma circolare che faceva parte della Rocca, o Cassero, una fortezza quadrangolare con bastioni agli angoli e torre centrale, eretta su progetto di Baccio Pontelli, un architetto ma anche ebanista talentoso di Firenze, a partire dal 1487 e già demolita nel 1527. L’ultimo torrione (di fianco l’Arco del Magistrato) venne smantellato nel 1890. Restano interessanti testimonianze sotto il Palazzo comunale (non visitabili).
  • La Torre della Guardia, eretta intorno al 1350 sulla cima di una collina meridionale, era alta 46 metri e mezzo, e permetteva di dominante tutta la Vallesina, dai Monti Appennini al mare Adriatico. Venne fatta saltare dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale perché ritenuta ancora importantissima. Era possente a sezione quadrata, a tronco di piramide, misurava nove metri per lato e non sulla base che era più larga.
  • Il Vallato, un canale utilizzato anche per l’irrigazione della bassa Valle dell’Esino, costituiva un argine naturale di difesa intorno al tratto meridionale delle mura, superabile solo con ponti levatoi in corrispondenza alle porte di entrata.
  • Le Merlature Ghibelline a coda di rondine oggi sono totalmente scomparse.
  • Ripidi Pendii Naturali sui lati nord e est, due naturali sistemi di difesa oggi solo immaginabili, completavano il sistema difensivo di Jesi cosiddetto “alla moderna” realizzato dal Pontelli.

Le Porte
Delle porte originarie se ne contano almeno sette, delle quali le quattro più importanti erano alle estremità delle principali vie del cardo e del decumano massimi: Porta Valle (già Porta Pesa) e Porta Garibaldi; Porta Bersaglieri e Porta della Rocca, meglio nota come Arco del Magistrato.

Porta Garibaldi
Già Porta San Floriano, venne ricostruita nella seconda metà del 1400 in posizione più avanzata. Protetta dal torrione pentagonale, era una delle quattro maggiori porte della città e tra le più difese.
Porta Mazzini
Venne aperta nel 1639 e fu chiamata allora Porta Urbana in onore di Urbano VIII, che aveva elargito grandi favori alla Città. In seguito venne detta Porta Mannelli, dal nome dell’antica famiglia jesina che diede un delegato apostolico nella prima metà del 1800.
Porta Bersaglieri
Fu aperta nel XV secolo ed era una delle quattro più importanti porte di Jesi fornite di sistemi di difesa. Chiamata anticamente Porta Nuova o anche Porta Marina, divenne Porta Bersaglieri dopo l’Unità d’Italia. Da questa porta, infatti, entrarono a Jesi, il 15 settembre del 1860, i primi contingenti dei Lancieri del Reggimento di Cavalleria Milano dell’esercito piemontese al comando del generale Efisio Cugia. Cinque giorni più tardi, nella vicina Castelfidardo la sconfitta dell’esercito papale ad opera delle truppe piemontesi sancisce la definitiva unione della città al Regno d’Italia.

Una lapide posta sopra l’arco della porta riporta: Per questa porta / il 15 settembre 1860 / entrarono le truppe piemontesi / auspicando / la liberazione dal servaggio pontificio / e l’annessione / alla madre patria.

Porta Valle
Una delle quattro porte jesine più importanti e fortificate; nel 1600 venne ricostruita in posizione più avanzata, così come si presenta attualmente, per includere entro la cinta muraria la vicina sorgente d’acqua in modo da poterne disporre anche in caso di assedio. Era comunemente detta Porta Pesa, dalla pesa pubblica che si trovava poco distante.
Arco del Magistrato
L’Arco del Magistrato di Jesi che si trova fra Palazzo Ricci e il Palazzo Comunale è la trasformazione di un’antica porta, nota come Arco del Magistrato perché nell’attuale municipio aveva sede il Magistrato, cioè l’autorità civile di Jesi e del Contado. Situato nella parte più alta del tracciato delle mura, costituiva anticamente la Porta della Rocca Pontelliana (resti sotto il palazzo Comunale) e da accesso accesso alla parte più antica della città. Nell’epoca in cui era conosciuto anche come Arco della Rocca, la Porta della Rocca era munita di ponte levatoio e si apriva fra due massicce torri rotonde che facevano parte delle fortificazioni della Rocca; l’ultima delle due torri venne demolita nel 1894. Ci fu un tempo in cui l’Arco del Magistrato veniva chiamato Porta San Martino dal nome del santo al quale era dedicata la chiesetta poco distante. Un tempo fu pure chiamata Porta del Palazzo per il fatto che il Palazzo adiacente nella prima metà del 1400 era stato la dimora a Jesi di Francesco Sforza. Nel 1700 veniva indicata come Porta Basca ma per molti a Jesi è l’Arco del Comune. La porta, a doppia arcata, collega Piazza Indipendenza con quella della Repubblica. Sulla parte verso Via Pergolesi, lo stemma in cemento con leone rampante, simbolo del Comune, sostituisce l’originale in pietra realizzato da Costantino Ricci intorno alla metà del ‘500. La targa sottostante, posta nel 1902, a ricordo del patriota Antonio Fratti fu realizzata dallo scultore di Jesi Raffaele Pirani.

Curiosità
Queste le porte demolite di Jesi:

  • Porta Carradora – Questa porta si trovava dove Via delle Mura Occidentali incrocia Via Cavour, conosciuta un tempo come via Carradora per la presenza di botteghe per la costruzione e la riparazione di carri. Torrione e Porta verranno purtroppo entrambi abbattuti nei primi dell’800 per ampliare l’accesso viabile.
  • Porta Cerusica – Questa porta si trovava dove si interrompe la cinta muraria collegata al torrione di Mezzogiorno. Era così chiamata perché poco lontano vi abitava il cerusico, cioè il chirurgo e fu demolita nell”800 per le solite ragioni viarie.
  • Porta Cicerchia – Si apriva nelle mura castellane, vicino al torrione rotondo che si erge di fronte alla chiesa di San Savino. Venne chiusa nel 1836, per impedire il diffondersi del colera proveniente da Ancona. E’ ancora visibile sulle mura a pochi metri dalla Torre est l’arco ogivale tamponato della porta.
  • Porta Farina – Porta Farina o della Farina viene realizzata nel ‘600 nell’attuale piazza Oberdan. Era anche detta Porta San Martino e Porta Padella come è conosciuta ancora oggi la piazza per la sua forma.
  • Porta Giulia – Questa porta era era stata così nominata in onore di papa Giulio III che fra il 1550 e il 1554 ne aveva autorizzato l’apertura ma era da tutti nota come Porta delle Grazie per via della vicinanza della Chiesa dei Carmelitani. Fu demolita nel 1833
  • Porta Romana – Questa porta si trovava sull’attuale Corso Matteotti nel punto a sud est in cui si univano le mura occidentali con quelle orientali. Veniva detta Porta Roma ma anche Porta del Borgo o Porta di Terravecchia. Fu ricostruita nel corso del 1600. Quando Porta Romana fu demolita nel 1805 da allora venne conosciuta con gli appellativi di Porta Diruta, Porta Sfasciata, Porta Vecchia.
  • Porta del Soccorso – Situata dietro l’attuale chiesa dell’Adorazione, è stata chiamata nel tempo in diverso modo: Porta Falsa, Archetto della Morte e anche, per le sue modeste dimensioni, Pusterla.