Il racconto della tradizione

Nella notte del 12 maggio 1291, alcuni angeli sollevano la Santa Casa e la trasportarono in Dalmazia, sulla costa dell’Adriatico tra Tersatto e Fiume, in una località chiamata Rauniza.
La tradizione non è scevra di particolari e racconta come fosse l’alba quando gli uomini che si recavano al lavoro dei campi, notano su un colle, fino alla sera precedente da tutti ricordato nudo e solitario, un edificio di pietre rossastre. Il racconto lo vuole decorato all’interno, con un altare, un piccolo armadio contenente le stoviglie di una povera famigliola e il focolare. In una nicchia una statua di legno di cedro rappresentante la Vergine, ritta, col bambino fra le braccia.
L’antico racconto ci presenta la figura dell’anziano pastore della Chiesa di S. Giorgio, il vescovo Alessandro di Modruria giunto sul posto anch’esso per un prodigiosa circostanza dato che la folla sopraggiunta sapeva il santo prelato a letto moribondo.
La Vergine era apparsa al vescovo spingendolo ad alzarsi, sanato nel corpo e mettendolo al corrente del trasferimento della casa di Nazareth, la stessa dove il Verbo si è fatto carne, con l’altare eretto dall’apostolo Pietro e la statua che la raffigura scolpita in legno di cedro dallo stesso Luca evangelista.
Già ai tempi della Dalmazia il racconto della tradizione vuole che delle verifiche a Nazareth confermino la sparizione delle sante mura.
Ma la febbre devozionale che la tradizione vuole diffusasi dalla Dalmazia alla Bosnia, alla Serbia, all’Albania e alla Croazia durò poco, perché il 10 dicembre 1214 la Santa Casa della Vergine sparì improvvisamente così come era venuta.
Così, tre anni e sette mesi dopo, gli angeli ripresero la casa di Nazaret e con essa si alzarono in volo.
L’Adriatico fu attraversato dalle mura in un giorno e verso le dieci della sera apparvero sull’altra sponda.
Sembra che gli Angeli giunti nelle Marche la posarono nei pressi di Ancona, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa di Santa Maria Liberatrice di Posatora, il cui nome la tradizione fa derivare proprio da questo evento: posa-et-ora (fermati e prega).
La Santa Casa restò in quel luogo nove mesi; poi gli angeli la sollevarono nuovamente e la posarono nei pressi di Porto Recanati, in località “Banderuola”, dove ancora oggi sorge la chiesetta detta della Madonna “Loreta”.
Furono dei pastori gli unici testimoni del sopraggiungere dell’edificio prodigioso, avvolto in un alone di luce ed i primi a pregare nel sacello. Si ripetono le circostanze di Rauniza. In pochi giorni il luogo divenne celebre.
I visitatori divennero migliaia e di questo approfittarono i ladroni per tendere le loro imboscate. Le rapine si moltiplicarono a tal punto che la paura del pericolo divenne più forte della devozione e i pellegrinaggi si diradarono.
Otto mesi erano passati dall’arrivo della Santa Casa in Italia, allorché improvvisamente essa apparve a tre miglia dalla città di Recanati, su un monticello in vista del mare. Ora davvero nulla sembrava dovesse turbare la quiete dell’augusto edificio. Invece le cose si misero diversamente.
La collina di Recanati era proprietà indivisa di due fratelli, i conti Simone e Stefano Rinaldi di Antici, che presto iniziarono ad approfittarsi dei pellegrini e poi anche a contendersi i guadagni. Stava per scatenarsi una furia fratricida, quando le sacre mura si scossero, l’edificio si levò lentamente da terra, si librò nello spazio e andò a posarsi più in alto, al centro della strada che da Recanati va al suo porto, e dunque in un luogo pubblico, che nessuno avrebbe potuto reclamare e sfruttare. Era la notte fra il 9 e il 10 dicembre del 1296. La nuova traslazione della gloriosa dimora era compiuta.

Storia del Santuario

La Storia del Santuario inizia il 10 dicembre 1294, con l’arrivo della Casa abitata dalla famiglia della Vergine Maria a Nazaret e dove la Madonna avrebbe ricevuto l’annuncio della nascita miracolosa di Gesù.
La nuova traslazione della gloriosa dimora era appena compiuta che il potere taumaturgico della casa cominciò subito a manifestarsi. I Dalmati accorrevano ad omaggiare il perduto tesoro (ce lo descrive anche il filosofo francese Montaigne in uno dei suoi diari). Predicatori ed eremiti si misero in viaggio, case, alberghi, ospizi per i ministri del culto e per i pellegrini si affollarono in poco tempo intorno alla casa di Maria.
Le popolazioni marchigiane riempivano le strade che conducevano alla santa dimora. Uomini, donne, vecchi, fanciulli, gli stessi malati, preceduti da bandiere e da tamburi, si dirigevano incessantemente, di giorno e di notte, verso quello che era considerato un asilo di fede e di speranza, Incuranti delle dispute delle rivoluzioni e della guerra, d’inverno e d’estate, sotto il sole e sotto la pioggia, scalzi, essi domandavano alla Vergine onnipossente il riposo e la pace. Bonifacio VIII intanto proclamò il giubileo e altri pellegrini, masse enormi di stranieri ora accorrevano da Roma a Loreto, e provocavano coi loro racconti diretti, il movimento di altre masse di viaggiatori devoti.
A mano a mano che l’entusiasmo cresceva, gli abitanti di Recanati si preoccupavano della sottigliezza e della debolezza delle sante mura. Posate sulla terra, senza fondamenta temevano per la stabilità delle mura. La città da un momento all’altro poteva rimaner priva del suo più prezioso tesoro. I Recanatesi costruirono intorno al sacro edificio un muro spesso e incrollabile, piantato su solide fondamenta, la preziosa reliquia venne sopraelevata e coperta da una volta e poco dopo circondata da portici, quindi da una chiesetta e infine dall’attuale Basilica.

Fu 1468, per volontà del vescovo di Recanati, il forlivese Nicolò de Astis (ossia Nicolò dall’Aste), cominciarono i lavori per la costruzione del grande Tempio, sia a protezione della Santa Casa, che per accogliere la gran folla di pellegrini sempre crescente che vi si recava in visita. Morto il vescovo già l’anno seguente, nel 1469, fu Papa Paolo II a proseguirne i lavori, anche perché, quando nel 1464, ancora cardinale, venne in visita a Loreto, sarebbe stato miracolosamente guarito dalla Madonna. Nel 1587, con l’aggiunta della facciata, l’edificio poté ritenersi finalmente concluso.

Nel 1604 fu indetto il concorso per la decorazione della Sala del Tesoro, che fu vinto dal Pomarancio, che prevalse sul Caravaggio, su Guido Reni e su Lionello Spada. La sala fu completamente decorata entro il 1610, quindi il Pomarancio si cimentò con gli affreschi della cupola, andati quasi completamente perduti.

Quasi in contemporanea Francesco Selva decorava con stucchi l’Atrio della Sacrestia e Tiburzio Vergelli realizzava, tra il 1600 ed il 1607, il maestoso battistero che ancora oggi si può ammirare nella prima cappella di sinistra della basilica.

La Madonna Nera

La Madonna di Loreto, detta anche Vergine Lauretana, fin dal secolo XVI rivestita di un caratteristico manto ingioiellato, detto dalmatica, è la statua venerata nella Santa Casa. Si tratta di una Madonna Nera: la sua particolarità è il volto scuro, comune alle icone più antiche.
La statua originaria, risalente al XIV secolo, fu trafugata dalle truppe napoleoniche nel 1797, e poi restituita col Trattato di Tolentino e finita a Roma. Durante il periodo di esilio il culto della Vergine Lauretana nella Santa Casa di Loreto fu affidato al simulacro in legno di pioppo (identico all’originale) oggi conservato a Cannara vicino a Foligno in provincia di Perugia e che attualmente rimane l’unico esemplare del periodo napoleonico, dopo l’incendio della statua originale del 1921, ad essere stato venerato nella Santa Casa. La statua originale ritornò nel Santuario con un viaggio da “Madonna pellegrina” di otto giorni, dove giunse a Loreto il 9 dicembre 1801.
Nel 1921 divampò un furioso incendio all’interno della Santa Casa che incenerì la scultura. Per volere di Papa Pio XI, venne subito scolpita una nuova immagine simile alla precedente, utilizzando il legno di un cedro del Libano proveniente dai Giardini Vaticani. Fu modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e dipinta da Leopoldo Celani. Nel 1922 il papa la incoronò nella Basilica di San Pietro in Vaticano e la fece trasportare solennemente a Loreto.
Il culto della Santa Casa di Loreto e della Madonna Nera è vivo in molti altre chiese in tutto il mondo, dove in alcuni casi è presente una replica fedele della costruzione conservata a Loreto.

I Miracoli di Loreto

Loreto da più di 700 anni è un punto di riferimento per la cristianità. La città, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo, si è sviluppata attorno al santuario mariano dove sono avvenuti fatti che l’uomo non sa spiegare.
Non ci si può occupare della storia del Santuario Mariano di Loreto, che come abbiamo visto include una colorita tradizione popolare, senza accennare ai miracoli attribuiti alla Madonna di Loreto.
La Santa Casa, per studiare con rigore scientifico risanamenti straordinari imputabili alla Vergine di Loreto, istituisce nel 2012 l’Osservatorio medico e di cultura scientifica Ottaviano Paleani, il cui obiettivo è constatare, raccogliere e documentare le innumerevoli guarigioni miracolose, monitorando la loro evoluzione per almeno un anno e giungere, eventualmente, a giudicarle come inspiegabili secondo le attuali conoscenze scientifiche. C’è poi la Commissione medica di secondo livello, che affiancherà nel lavoro di approfondimento l’Osservatorio, ed avrà poi tre anni di tempo per pronunciarsi e avvalorare definitivamente i casi già vagliati dall’organo di primo livello.
Tutte le guarigioni da analizzare sono quarantanove e riguardano soprattutto patologie articolari degeneranti, forme gravissime di tubercolosi, encefalopatie e la procedura di avvaloramento risulta essere anche più rigida di quella messa istituita da Bureau Medical di Lourdes. L’Istituto per le guarigioni inspiegabili di Loreto si basa su due commissioni assolutamente indipendenti nel loro operato, e questo al fine di garantire un giudizio il più oggettivo e imparziale possibile.
L’ultima parola con la certificazione dell’avvenuto, se effettivo miracolo, spetta solo all’arcivescovo di Loreto.


Potremmo partire da molto lontano nell’illustrarvi la storia delle guarigioni miracolistiche della Santa Casa.

Muore in Ancona Pio II. Fra i Cardinali che avevano accompagnato il Pontefice si c’era Pietro Barbo Veneziano, detto il Cardinale di S. Marco. In Ancona in quel tempo c’era la peste e il porporato ne fu violentemente colpito tanto da pensare di essere vicino alla morte. Il Cardinale chiede di essere condotto a Loreto dove il Pontefice Pio aveva ottenuto una grazia da Maria Santissima. Furono fatti uscire tutti e così in solitudine cominciò l’invocazione. Il Cardinale fu osservato cadere in un sonno leggero ed è noto che in quello stato gli apparve la Madonna preannunciandogli l’elezione al soglio Pontificio e la guarigione. Talmente repentina fu la guarigione e la sicurezza di essere eletto Papa che il cardinale fece con sollecitudine svolgere i preparativi a sue spese per far erigere un grande e nobilissimo tempio in onore di Maria Vergine di Loreto. Passò quindi a Roma per la elezione del Sommo Pontefice. Egli fu veramente l’eletto, e prese il nome di Paolo II (1464)
Liberazione immediata di Antonia Argentorix indemoniata di Grenoble dopo tentativi inutili fatti in altri luoghi.
Il filosofo francese Montaigne registra nel suo diario senza alcun commento, in modo impersonale, come fa nel suo diario per tutto ciò che riguarda la religione, di un miracolo, fra i tanti di cui ha sentito dire, avvenuto a Loreto, narrato dallo stesso protagonista Michael Marteau, la cui gamba in cancrena era stata sanata nel corso della sua pellegrinaggio.
Descrive Michael Marteau come il signore de la Chapelle, un giovane parigino molto ricco e con gran seguito che raccontava di aver avuto una gamba dolorante che tutti i chirurghi di Parigi e d’Italia non erano riusciti a curargli. Aveva speso oltre tremila scudi e il ginocchio rimaneva gonfio, inservibile e dolorante. Erano più di tre anni che peggiorava sempre, diveniva più rosso, infiammato e tumido, tanto da provocargli la febbre. Era stato a Loreto quasi due mesi prima e una notte mentre dormiva sognò di essere improvvisamente risanato e gli parve di scorgere un lampo. Si sveglia, grida che è guarito, chiama la propria gente, si alza, passeggia come non aveva più fatto. Il ginocchio gli si sgonfia, tutt’intorno la pelle avvizzisce come morta e in seguito egli continua a migliorare di giorno in giorno senza ricorrere all’aiuto di nessuno.
Jean-Jacques Olier fondatore della “Compagnie des prêtres de Saint-Sulpice”, si ammalò e stava per perdere la vista quando decide di recarsi in pellegrinaggio a Loreto. Presso il Santuario della Santa Casa non solo ottiene la sua guarigione, ma anche una conversione totale a Dio. Più tardi i Sulpiziani si metteranno sotto la protezione della Madonna di Loreto.
Una certa Maria di Angiò (Francia) cadde inferma e per nove mesi. Risultati vani tutti i tentativi della medicina, fece voto di visitare il santuario di Loreto con la speranza di ottenere la guarigione. Nel settembre, intraprese il viaggio verso Loreto e fu totalmente guarita.
Isacca Lamott, nata a Grenoble da genitori calvinisti e trasferitasi con loro a Ginevra. La donna si ammala di un morbo detto “sfacélo” prega la Vergine Lauretana e ottiene la guarigione. Dimentica però di quella “carezza materna”, ricadde più volte nella stessa malattia che la condusse in fin di vita. Rinnovò allora l’invocazione alla Madonna facendo voto di pellegrinare a Loreto se avesse riacquistato la salute. Ottenuta nuovamente la grazia, nonostante gravi difficoltà di vario genere, nel mese di agosto 1732 si recò in pellegrinaggio a Loreto, dove i primi giorni, misteriosamente perdeva la vista appena volgeva lo sguardo alla statua della Vergine esposta nella Santa Casa. Confusa e angosciata, fece la promessa di passare alla religione cattolica e subito poté scorgere l’immagine della Vergine Lauretana in tutto il suo splendore.
La marchesa Teresa Serlupi Acciauoli offrì alla Vergine Lauretana un putto d’argento per aver messo al mondo un bambino dopo nove anni di sterilità.
Il Beato Pio IX, il grande Pontefice nativo di Senigallia nell’anconitano fu “miracolato” nella stessa Santa Casa di Loreto dove si recò in pellegrinaggio nel 1815 perché soffriva di attacchi epilettici.
1840 – Giacobbe Libermann, nato in Francia da genitori ebrei, a venti anni si convertì al cristianesimo e si avviò al sacerdozio a Parigi. Il manifestarsi dell’epilessia, avrebbe potuto compromettere l’ordinazione sacerdotale. Orante e penitente, vestito di un lacero mantello si recò in pellegrinaggio a Loreto dove la Vergine, in una esperienza mistica, lo rassicurò della sua guarigione e che i suoi propositi sacerdotali e missionari erano graditi a Dio. Nel 1848, fondò la Società dello Spirito Santo per le missioni in Africa.
Don Biagio Valentini, sacerdote marchigiano, incontra il missionario Gaspare del Bufalo, ne rimase davvero impressionato. Vorrebbe seguirlo nelle missioni ma le sue condizioni di salute si aggravarono e la tubercolosi lo stava facendo morire davvero in fretta. Un mattino, don Biagio si recò, come spesso faceva, alla Santa Casa del santuario di Loreto e si appoggiò al muro. Non si rese conto che un altro giovane sacerdote stava inginocchiato pregando così: “Vergine santa, bisogna che anche questo faccia la missione!”. Don Biagio si voltò e vide che era proprio don Gaspare. “Volentieri la farei – replicò don Biagio – ma, come le ho detto, io son qui per morire. bluehost Sono malato di petto e sono stato spacciato dai medici”. “Confidiamo nella Madonna. Diciamo insieme un’Ave Maria”, disse don Gaspare. Don Biagio, così, cedette allo spirito, rinnegando la ragione che diceva diversamente e partì con don Gaspare per le missioni in tutte le Marche. Don Biagio nelle missioni fu attivissimo, sentiva le forze fiorire; tutti si chiedevano dove trovava queste risorse. Lui vociferava spesso tra sé: “È miracolo! È miracolo!” perché non avvertiva più disturbi. Il dottore e i familiari furono i primi a rimanere sconvolti. Don Biagio sarà così missionario per tutta la sua vita e di lui si raccontano cose straordinarie e grandi miracoli.
La cinquantenne Elisabetta M. Busquet di Avignone (Francia), non potendo reggersi in piedi da sola da ormai 17 anni, arriva a Loreto accompagnata dalla sorella e comincia una novena in Santa Casa. L’ultimo giorno della novena, prima di ricevere la santa comunione, sentì liberarsi della sua infermità e, potendo camminare si comunicò tra le grida di giubilo dei presenti.
Bruno Baldini di Firenze, mentre percorreva con la sua motocicletta la periferia della città, rimase vittima di un grave incidente. Ricoverato in Ospedale di Santa Maria Nuova, gli esami clinici riscontrarono una grave lesione celebrale. Bruno diventa completamente muto e con gravissime difficoltà motorie. Sente una misteriosa chiamata e parte per Loreto. Mentre dorme, in albergo sogno risente la stessa voce che aveva già udito e che gli dice: «Alzati e parla!». Subito si reca dai vicini di stanza che si radunarono per ringraziare la Vergine.
Carolina Sacchi di Milano è fin da tenera età di salute cagionevole. A di sedici anni, viene colpita da pleurite secca bilaterale da cui non guarì mai bene. Ebbe, poi, ben cinque interventi chirurgici: allo stomaco, per appendicite, per briglie all’addome e da ultimo fui operata per peritonite tubercolare. Devota della Madonna ebbe modo di ricevere a Lourdes un primo beneficio fisico e anche il monito: “Lina, se vuoi guarire devi venire in barella e sola”. Nel 1936 si reca a Loreto. Entra nella Santa Casa, e dice “Eccomi come mi hai voluta Tu, nella barella!”. Carolina afferma di essere scossa da un brivido fortissimo e si sente guarita. L’Ufficio Medico di Loreto non fece altro che confermare la guarigione perfetta, la quale rimase stabile negli anni.
Giacomina Cassani di Bardi nel 1930, all’età di 16 anni, incominciò ad accusare dolori alla colonna vertebrale. Dagli esami clinici risultò la presenza di un tumore molle-elastico sulla coscia sinistra. Fu immediatamente ricoverata in una clinica di Parma e successivamente trasferita all’Ospedale Maggiore per curare l’ascesso ossifluente con continuo pus; le venne anche applicato un busto ortopedico, tuttavia senza alcun risultato.
Giacomina va a Loreto e partecipa a tutte le celebrazioni in carrozzella. Al terzo giorno è con tutti gli altri ammalati davanti alla Basilica ma al passaggio del SS. Sacramento accusa dolori lancinanti alla colonna vertebrale. Terminata la funzione religiosa, comincia a sentirsi più sollevata tanto da provare un senso di benessere generale ed ha l’impressione di essere completamente guarita. Quando si ritira nella sua stanza, sente il forte desiderio di togliersi il busto ma l’infermiera non glielo permette. Al ritorno appena arrivata a Parma va alla Casa di cura e lì senza alcuna ombra di dubbio accertano la sua reale guarigione, che si rivela duratura nel tempo.
Giuseppina Comaschi in Rossi, di Mantova, iniziò a 40 anni a soffrire di dolori articolari diffusi che la costrinsero a letto, ad anemie di tipo pernicioso e a poliartrite cronica primitiva.
Il suo medico, il dottor Sandri, accerta un deperimento grave con masse muscolari ipotoniche, una anemia accentuata, con dolori articolari diffusi specialmente alle braccia e alle mani. L’ammalata era del tutto inferma, non si reggeva in piedi e non poteva camminare. Giuseppina desidera visitare la Madonna di Loreto e vi si reca nel 1939. Dopo la Comunione si sente male, tanto da pensare al peggio. Stava per chiamare aiuto, quando si sente avvolta da un calore straordinario, che le dona un benessere mai provato tanto che ha la forza di alzarsi per per recarsi nella Santa Casa dove affermò di provare come un’estasi dolcissima. Il giorno dopo la guarigione era completa e nota a tutti. Una folla di pellegrini la circondò e la portò in trionfo. I medici di Loreto dichiararono concordi la piena guarigione.
Sala Adolfa di anni 30, di Como, fu colpita da dolori alla colonna vertebrale e da paralisi agli arti inferiori e fu costretta a stare a letto di continuo. La paresi si estese agli arti superiori e ai muscoli del collo che la resero incapace di compiere i vari movimenti del capo e del tronco. I medici tentano diverse cure senza risultati. Adolfa nel 1937 va in pellegrinaggio a Lourdes senza alcun risultato. Nel Settembre 1939 Adolfa va in pellegrinaggio a Loreto. Alla messa del mattino celebrata nel santuario, l’inferma avverte una sensazione di intenso calore che si sprigiona prima dalle gambe e poi risale in tutto il corpo regalandole la calma e un benessere generale. Ogni sofferenza era scomparsa ed allora spinta da una forza interiore si alza dalla barella e seduta sul lettino fa la Comunione. Il medico del pellegrinaggio constata l’effettiva guarigione e la guarigione fu duratura.
Il piccolo Lorenzo Rossi, di appena nove mesi, si ammala di broncopolmonite ed arriva all’Ospedale Salesi di Ancona in condizioni disperate. I medici comunicano ai genitori che il cuore del bambino si è fermato. Lorenzo è morto. La madre del bimbo, lacerata dall’angoscia e dalla disperazione, continua a pregare al suo fianco e a ungere con l’olio benedetto della Santa Casa la fronte e il corpicino del piccolo. Lorenzo riprende a respirare e il giorno dopo viene, addirittura, dichiarato fuori pericolo. Oggi è un signore che gode di ottima salute.
Gerry de Angelis, ha undici anni è di San Benedetto del Tronto, rientrando da una gita scolastica mostra i sintomi di una preoccupante polmonite che però non viene capita. Scambiata per una brutta tosse viene curata con un mucolitico che gli causa uno choc anafilattico. Il ragazzino finisce in coma e, in pericolo di vita, e viene trasportato al Salesi, l’ospedale pediatrico di Ancona. A Maria, la madre di Gerry che sta accudendo il bimbo in ospedale, viene detto di avvertire il marito. Il Papà può venire da San Benedetto a prenderli, per volontà espressa, perché per Gerry non ha più speranza, è in fin di vita e solo un miracolo lo può salvare. Franco de Angelis si precipita con l’auto verso l’ospedale di Ancona con il cuore gonfio di agitazione. Qualcosa di misterioso accade. Sull’autostrada, all’altezza del casello di Loreto, una presenza invisibile lo invita a uscire dall’A14, una voce gli suggerisce di raccogliersi in preghiera davanti alla Vergine Nera nella Santa Casa. Papà Franco, quasi sotto choc obbedisce in tutto. Ora la voce inizia a ripetere che «Gerry sta guarendo». Il dolore e l’ansia spariscono e questo genitore, riprende la via dell’ospedale. Quando finalmente accede al reparto di rianimazione, vede che i medici stanno staccando Gerry dai macchinari. Da mezz’ora il bambino è uscito dal coma.
Ad un’anziana signora di nome Gabriella Gardini di Fiuminata nelle Marche è stato diagnosticato un foro maculare miotico nella retina, patologia da cui non si guarisce perché i tessuti dell’occhio non si rigenerano. In visita a Loreto, la nostra vecchina prega davanti alla statua della Madonna nella Santa Casa. Il luogo è angusto con la folla che vi si accalca tutti i giorni. La pia ma arzilla vecchietta si sente improvvisamente guarita e dice a tutti di riuscire a vedere dall’occhio malato.

Legame tra la Madonna di Loreto e l’Aviazione

La Madonna di Loreto è Patrona degli Aviatori dal 1920, quando venne proclamata “Aeronautarum Patrona” da Papa Benedetto XV.
La tradizione lauretana del trasporto in volo per mano degli angeli della Casa di Maria da Nazareth rendeva “ovvia” la scelta della Madonna di Loreto quale Patrona degli aeronauti, cioè di tutti viaggiatori in aereo e in special modo degli aviatori.
Pittori ed ebanisti già nei secoli XVII XVIII raffiguravano la Santa Casa di Loreto sospesa su una nuvola con la Madonna in cima come fosse un pilota ad indicare la direzione. Fu così che dal 1912 la Società Aviatori e Aeronauti dell’Aria, con sede a Torino, si era consacrata alla protezione della Madonna di Loreto e nel 1915 aggiunse l’immagine della Vergine Lauretana alla propria bandiera. Devoti verso la Madonna della Casa Volante, i piloti della venticinquesima squadriglia, fecero dipingere nel 1915 le mura della Santa Casa sulle proprie carlinghe.
Il sacro fascino della Vergine Lauretana, celeste viaggiatrice per la prodigiosa traslazione, ha dei riflessi anche in Gabriele D’Annunzio, autore di celebri imprese aeronautiche, che il 10 Dicembre 1937 al Generale Valle scriveva: “Oggi, dieci dicembre, ricorre la Traslazione della Santa Casa di Loreto, che nel primo ardore della guerra fu da me proposta (sic!) al riconoscimento degli Aviatori e dichiarata Tutelare degli Aviatori, in guerra ed in pace. Sono certo che in tutti i miei fedeli compagni vige l’onoranza alla Vergine Alata, che “in Dalmatiam prius, deinde in Agrum Lauretanum translata fuit”… Io oso oggi, ricordarti la data miracolosa perché tu richiami i nostri Aviatori a mirare irraggiate di tanta gloria votiva le acque dell’Adriatico nostro in perpetuo”…
Le parole di D’Annunzio al di là del loro significato, esprimono la devozione che nell’aeronautica è andata sempre più aumentando.

L’immagine della Madonna di Loreto, protettrice degli Aviatori, è pure legata ad alcuni voli noti alla storia dell’aviazione. Era nell’apparecchio, Spirit of St. Luis, con il quale Lindbergh nel 1927 ha trasvolato l’Atlantico. Nei dirigibili «Norge» e «Italia», quando il generale Nobile effettuò le due trasvolate polari. Questa immagine si trova ora esposta nel Museo della Santa Casa.

L’astronauta McDivitt di sua iniziativa ha chiesto e portato sul primo «lem» lunare, con il volo dell’Apollo 9 una medaglia della Vergine Lauretana. Una piccola effige della Madonna di Loreto, scolpita dal Manfrini, fu posta nella cabina dell’aereo con il quale il Papa Paolo VI effettuò il pellegrinaggio in Terra Santa nel gennaio 1964: il primo volo di un Papa nella storia.

Loreto: Madonna di Loreto e l'Aviazione

Loreto: Madonna di Loreto e l’Aviazione

1 2 3

A proposito dell'autore

Nauta

L’innovativa App multilingua e multisensoriale per il turismo e per la diffusione dei servizi informativi del territorio.

Post correlati