Capitale del culto Mariano, Loreto è famosa nel mondo perché all’interno della sua Basilica conserva il Santuario della Santa Casa.
Divenuto in poco tempo centro di culto e pellegrinaggio il paese si andò sviluppando soprattutto dal 1469, con la costruzione della basilica-fortezza, voluta per difendere le Sante Mura.

In questo articolo cercheremo di raccogliere e ordinare tutte le informazioni e le tradizioni disponibili sul famoso Santuario. Proveremo a rispondere alle domande che tutti si pongono, vi parleremo dei miracoli nei secoli e della storica devozione.

Misteri insoluti  della Santa Casa di Loreto

Difronte al grande mistero della devozione Mariana tutti si pongono delle domande:

  1. La Santa Casa di Loreto è la vera Casa di Maria?
  2. Come è giunta fino a Noi?
  3. Perché è stata traslata?
  4. Perché proprio a Loreto?

Se non abbracciamo la tesi miracolistica della traslazione, dobbiamo porci anche una quinta domanda:

Chi può aver dato l’ordine di spostare in un luogo più sicuro le tre pareti della Casa di Maria a Nazareth?

Loreto: Basilica della Santa Casa vista posteriore

Loreto: Basilica della Santa Casa vista posteriore

La Santa Casa di Loreto è la vera Casa di Maria?

Prima di tutto occorreva dimostrare ampiamente che la Santa Casa di Loreto fosse una porzione della casa dove era nata e cresciuta Maria a Nazareth.
Oggi, in base alle numerose prove, siamo in grado di affermare con certezza che le pareti presenti a Loreto sono proprio quelle della casa che fino la fine del tredicesimo secolo circa, era venerata a Nazareth come la casa della Madonna.
Le ricerche più importanti sono quelle fatte in tempi moderni a Nazareth prima degli anni sessanta da padre Bagatti e a Loreto dall’architetto Nerio Alfieri, professore di archeologia a Bologna.
La costruzione di Loreto presenta anomalie, in netto contrasto con le costruzioni della zona e anche con le regole urbanistiche vigenti nel Tredicesimo secolo.

  1. La casa non ha fondamenta proprie e poggia veramente su una strada.
  2. È costituita da sole tre pareti, le quali, per un’altezza di circa tre metri, sono fatte di pietre, e si sa che nella zona marchigiana non esistono cave di pietre e tutte le costruzioni a quel tempo erano fatte in laterizi.
  3. È anomalo che la porta originaria, si trovi al centro della parete lunga, e non in quella breve come in tutte le chiese e cappelle del tempo.
  4. E’ anomalo che la porta sia collocata a Nord esposta alle intemperie.
  5. E’ anomalo che l’unica finestra sia orientata a Ovest e quindi impossibilitata a fornire un’idonea illuminazione.
    Sempre in relazione alle medesime indagini sono emersi altri elementi.
  6. Nel sottosuolo della Santa Casa sono state rinvenute due monete le uniche databili, tra le centinaia ivi rinvenute, all’epoca della traslazione. Si riferiscono a Guy de la Roche, duca di Atene dal 1285 al 1308;
  7. Sono stati rinvenuti pollini di provenienza palestinese;
  8. Cinque piccole croci di stoffa rossa furono rinvenute in una cavità sotto “la Finestra dell’Angelo” tipiche dei cavalieri crociati che forse si occuparono del trasporto?
  9. Vi sono stati trovati anche alcuni resti di un uovo di struzzo, che nei luoghi di culto in Palestina venivano appesi come ornamento, un po come si osserva ne La Pala di Brera, o Pala Montefeltro (Sacra Conversazione con la Madonna col Bambino, sei santi, quattro angeli e il donatore Federico da Montefeltro), di Piero della Francesca. In numerose chiese dell’Abissinia e dell’Oriente cristiano-ortodosso viene spesso appeso nel catino absidale un uovo, come segno di vita, di nascita e rinascita.

Le ricerche archeologiche fatte a Nazaret completate da uno studio dell’architetto Nanni Monelli del 1982 dimostrano che:

  1. La Casa di Loreto non ha fondamenta perché le sue fondamenta sono rimaste a Nazaret.
  2. Ha solo tre pareti perché era appoggiata a una grotta scavata nella roccia, con la quale costituiva un solo blocco abitativo.
  3. Le misure della casetta di Loreto, 9,50 x 4 m e anche lo spessore delle tre pareti corrispondono perfettamente alle misure delle fondamenta che si trovano a Nazaret.
  4. Le pietre con le quali le pareti sono state costruite sono quelle tipiche della Palestina e anche i tipi di muratura usati.
  5. La casa di Loreto mostra tecniche costruttive di tipologia Nabatea, popolo semita abitante nella zona. Si trattava di una lavorazione a bulino, realizzata con un utensile detto ferrotondo e tondino, e di un’altra lavorazione, realizzata con tratti vicini e poco profondi, attuati con una subbia a punta. Queste tecniche sono assolutamente sconosciute nell’area italiana e in specie marchigiana.
  6. I mattoni della Casa sono ancora saldati dalla malta che si usava in Palestina, ovvero un misto di solfato di calcio idrato (gesso) impastato con polvere di carbone di legna secondo una tecnica nota in Palestina duemila anni fa.
  7. I circa 50 graffiti ancora leggibili su diverse delle pietre della “Santa Casa” di Loreto, si richiamano a quelli dei giudei cristiani della Terra Santa e in particolare a quelli trovati a Nazareth.

Come è giunta fino a Noi?

Alla domanda Come è giunta fino a noi ancora non possiamo rispondere in maniera definitiva. Esistono due ipotesi molto dibattute, una Miracolistica che vede in prima fila il Prof. Giorgio Nicolini e un’ipotesi “Non Miracolistica” con Padre Giuseppe Santarelli rigoroso sostenitore.

Ipotesi Miracolistica

Non una, ma ben cinque sarebbero le “traslazioni miracolose” della Santa Casa di Nazareth, avvenute tra il 1291 e il 1296:

  1. a Tersatto (in Croazia, dal 9-10 maggio 1291 al 9-10 dicembre 1294),
  2. ad Ancona (località Posatora, nel 1295, per nove mesi),
  3. nella selva della signora Loreta (nel 1295-1296, per otto mesi, nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto”).
  4. poi sul campo di due fratelli sul colle lauretano (o Monte Prodo, nel 1296, per quattro mesi)
  5. infine sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica (probabilmente il 2 dicembre 1296).

Secondo quanto riportato da varie fonti tre furono celebri rivelazioni in Italia che avevano fatto presagire eventi tanto eclatanti.

  • La prima era stata come una ricompensa alle preghiere di un vecchio eremita ritiratosi sulla collina del Montorso, dedito alla vita contemplativa.
  • La seconda fu una profezia dello stesso San Francesco, il quale dal convento di Sirolo, guardando i il mare e le colline a sud di Ancona, aveva predetta la venuta della Santa Casa.
  • La terza attribuita a San Nicola da Tolentino, vuole che fosse stato avvisato dalla Madonna stessa dell’abbandono della Santa Casa dei luoghi in Terrasanta.

A sostegno dell’ipotesi miracolistica

1440
Nel “Rosarium” di Santa Caterina da Bologna (1413-1463), un testo redatto dalla santa, viene riportato “per rivelazione soprannaturale del Signore” la vicenda storica delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa di Nazareth. Santa Caterina da Bologna in quel testo mostra di colloquiare direttamente con Gesù, apparsogli “per grazia”; ella infatti scrive: “In questo giorno (il 25 marzo 1440), tu, o Signore, hai rivelato a me, apparendomi per grazia… ”.

1472
La tradizione lauretana era tramandata oralmente fino 1472, quando fu riportata per iscritto con la “Translatio miraculosa”dal Beato Giovanni Spagnoli, detto il Mantovano e da Pietro di Giorgio di Tolomei, detto il Teramano.

1816-1824
La mistica tedesca Beata Anna Caterina Emmerich (1774-1824), che con le sue “descrizioni minuziose”, fece ritrovare (dopo secoli di dimenticanza) la casa di Efeso ove la Vergine Maria trascorse gli ultimi anni di vita e ove morì e fu assunta in Cielo in anima e corpo, per anni immobile nel letto, descrive la Santa Casa di Loreto con esattezza, pur senza averla mai vista. Dichiara inoltre che la Santa Casa fu portata via da Nazareth proprio dagli “angeli” e proprio “in volo”. La Santa Casa veniva trasportata sopra il mare da sette angeli, tre angeli la tenevano da una parte, tre dall’altra ed il settimo si librava di fronte: una lunga scia di luce sopra di lui”.

1923
L’architetto Federico Mannucci, in una relazione del 1923, ebbe a dire che “è assurdo solo pensare che il sacello possa essere stato trasportato con mezzi meccanici” e rivelò pure che “è sorprendente e straordinario il fatto che l’edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri”.
Anche l’architetto Giuseppe Sacconi constatò che “la Santa Casa sta parte appoggiata sopra l’estremità di un’antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo”, ragion per cui non può essere stata fabbricata o rifabbricata, come è, nel posto in cui si trova.
Documenti
A sostegno delle 5 traslazioni e se vogliamo dell’”ipotesi Miracolistica” esistevano degli scritti e testimonianze trascritte dai contemporanei a tali eventi miracolosi, che oggi purtroppo in gran parte sono andati perduti, soprattutto a causa di incendi che hanno distrutto gli archivi storici di Tersatto e di Recanati. Restano scritti e testimonianze posteriori che rimandano a quei documenti dell’epoca (es. Storia della Santa Casa di Loreto esposta in 10 brevi ragionamenti fra un sacerdote custode della Santa Casa e un divoto Pellegrino opera del 1790 del Reverendissimo D. Antonio Gaudenti, patrizio di Osimo Arcidiacono della Basilica Loretana). Esiste, soprattutto, “la tradizione orale” ininterrotta, tramandata dai testimoni oculari dell’epoca, ed esistono ancor oggi diverse chiese e lapidi che ricordano gli eventi accaduti in quegli anni della fine del XIII secolo.
Ipotesi non miracolistica

L’ipotesi non miracolistica è nata negli ambienti religiosi e tuttora è portata avanti da eminenti rappresentanti della Chiesa Cattolica. Sebbene basata su documenti e tracce tangibili, questa ipotesi non ha potuto mettere fine ad una controversia nata agli inizi del novecento. I documenti sui quali si basa non sono in originale e le tracce presentano aspetti interpretativi insoluti.

A sostegno dell’ipotesi non miracolistica

1900
 In un passo contenuto nel proprio diario Maurice Landrieux, vescovo di Digione, il 17 maggio del 1900 riferì di aver avuto una conversazione con Giuseppe Lapponi, archiatra pontificio di Leone XIII. Il Lapponi, a dire del vescovo francese, avrebbe ritrovato in Vaticano diversi documenti dai quali risulterebbe che «una famiglia De Angelis, branca della famiglia imperiale che regnava a Costantinopoli… asportò i 59 materiali della santa casa di Nazareth e li trasportò a Loreto».

1905
Henry Thédenat, archeologo e padre della Congregazione dell’Oratorio, studioso del mondo classico, secondo la testimonianza del collega il prof. Larquat avrebbe visionato nel 1905 in Vaticano un «pacchetto di fogli manoscritti» contenenti le note di spesa del trasferimento delle pietre in un battello da Nazareth a Loreto, con scalo nell’Adriatico. Questi presunti documenti vaticani non furono mai né pubblicati né meglio descritti e, nonostante diversi tentativi, nessuno è ancora stato in grado di rintracciarli.
1984
Nel 1983 furono dati alle stampe gli atti del II Convegno Nazionale di Sindonologia, all’interno dei quali venne pubblicato un intervento dovuto a Pasquale Rinaldi, parroco ed insegnante nelle scuole medie statali di Napoli, intitolato “Un documento probante sulla localizzazione in Atene della Santa Sindone dopo il saccheggio di Costantinopoli”. In esso l’autore dava notizia di un ritrovamento da lui stesso effettuato nell’archivio ecclesiastico della chiesa cinquecentesca di Santa Caterina a Formiello a Napoli: due fogli che si presentano come una copia, risalente al XIX secolo, di documenti che facevano parte di un più antico Chartularium Culisanense – proveniente cioè dalla cittadina di Collesano, in provincia di Palermo. Un foglio ritrovato dal medesimo Rinaldi successivamente, nel 1984, contiene l’elenco dei beni dotali di Margherita (Ithamar) d’Epiro figlia del despota Niceforo I Comneno Ducas, la quale nel 1294 sposò Filippo d’Angiò principe di Taranto (f. 181) figlio di Carlo II d’Angiò, detto lo Zoppo, re di Napoli, re titolare di Sicilia e, fra gli altri titoli, re titolare di Gerusalemme, con il nome di Carlo II (titolo comperato nel 1277 da Carlo I da Maria di Antiochia). Le pietre della Santa Casa avrebbero fatto parte della dote di Ithamar.
I fogli delle copie ritrovate sono stati donati dal parroco alla Biblioteca Pubblica Statale di Montevergine. Del Chartularium Culisanense – che viene presentato come «codice diplomatico dell’Ordine Costantiniano Angelico Originario, sotto il titolo della Santa Sapienza, detto pure di Santa Sofia, istituito il 22 giugno 1290, a Giànnina, dal despota di Epiro Niceforo I Angelo Comneno» – non esiste un originale, che si dice perduto durante i bombardamenti del 1943.
2014
Il 2014 è l’anno della pubblicazione della ricerca storica, eseguita dal dr Haris Koudounas, sulla Santa Casa e gli Angelo Comneno di Epiro e di Tessaglia, edita da “IL MESSAGGIO della Santa Casa-Loreto” n° 8 settembre/ottobre 2014. In questo studio si evidenziano collegamenti tra la chiesa bizantina “Porta Panagià” situata a Pili nella regione di Trikala in Tessaglia e la Santa Casa di Loreto. Questa chiesa fu fatta costruire nel 1283 dal Sevastocrator Giovanni I Angelo Comneno all’interno de grandioso Monastero della Theotókos (Madre di Dio) inattaccabile delle Porte Grandi. In questa chiesa l’unica epigrafe (probabilmente dell’anno 1289), si trova sul muro del transetto, nella zona nord, incisa su una piastra di dimensione 0,40 x 0,25 ad una altezza di 9 metri circa dal suolo. Le parole di questa epigrafe, sono “stranamente” scritte inversamente, con una scrittura speculare. L’epigrafe dice: “Εκ βάθρων σώον, πάναγνε, στόμεν δόμον, πονυμα ιερόν” – “per te, Theotòkos, che sei pura al massimo grado, innalziamo la tua casa, opera sacra, che è parte salvata dalle fondamenta”.  La località di Aspropotamos (Fiume Bianco), contigua alla chiesa Panagià, richiama il certo qual castello, detto Fiume, di cui parla il Teramano in riferimento alla prima sosta della Santa Casa nella zona orientale, rispetto a Loreto. Giovanni I che fu probabilmente “il custode delle Sante Reliquie”, muore nell’anno 1289 e quindi entro il 1291 le sante reliquie vengono portate via.

Perché è stata traslata?

Sia che si opti per l’ipotesi miracolistica che per quella più terrena i motivi della traslazione sono storicamente giustificabili.
Agli inizi di maggio del 1291, Nazaret la città di Maria e tutta la Palestina erano martoriate dalle guerre di espansione dei Turchi selgiuchidi giunti a numerose conquiste con le imprese del leggendario schiavo guerriero, poi Sultano mamelucco, Baybars al-Bunduqdārī. Qalawun, poi, aveva proseguito l’opera del suo predecessore e nel 1290, con la successione, il figlio Al-Ashraf Khalil, si era deciso a chiudere definitivamente i conti con i cristiani.
Il 5 aprile 1291 i mamelucchi daranno l’assedio a San Giovanni d’Acri, l’attuale Acri, che dista solo 40 km da Nazareth. La conquista della città sarà colma di atrocità e tragici fatti come il crollo Cupola di Acri il 28 Maggio. La fortezza dei Templari rovina al suolo per colpa delle gallerie scavate dai musulmani provocando migliaia di morti.

Perché proprio a Loreto?

Rispondere a questa domanda non è semplice, se abbracciamo l’ipotesi miracolistica potremmo dire che la scelta di Recanati rientra nell’inconfutabile scelta di ordine celeste.
Se invece optiamo per l’ipotesi “non miracolistica”, quando la Santa Casa fu definitivamente trasportata nelle Marche, la scelta del luogo, fu decisa da Salvo, vicario di papa Celestino V, che era anche vescovo di Recanati e che volle che il prezioso manufatto restasse nel territorio della sua diocesi. Salvo era stato nominato Vicarius Urbis da Nicolò IV nel 1291 e svolse quell’ufficio fino al 1296. Il Vicarius Urbis, come è noto, durante le assenze dei pontefici da Roma, esercitava un potere giuridico in spiritualibus (indulgenze, reliquie, ecc.). Se può sorprendere che un vescovo abbia avuto un tale potere decisionale dobbiamo ricordare che Celestino V (Pietro Angelerio detto Pietro da Morrone, un rude eremita abruzzese) fu un Pontefice un po insolito. Papa della Chiesa cattolica dal 29 agosto, fatto eleggere a Perugia dal cardinale Latino Malabranca Orsini (diverse fonti lo vogliono imparentato con i Frangipane), forse influenzato da Carlo II d’Angiò, al 13 dicembre 1294, fu il primo papa che volle esercitare il proprio ministero al di fuori dei confini dello Stato Pontificio e il sesto ad abdicare.

Chi ha dato l’ordine di mettere in salvo la Casa di Maria a Nazareth?

Torniamo all’assedio di San Giovanni d’Acri del 1291. Il re di Gerusalemme Enrico II sbarcò nel porto della città il 4 maggio con un contingente di 500 fanti e 200 cavalieri e tentò di risolvere la questione per via diplomatica, inviando ambasciatori a trattare col sultano. Al-Ashraf li rispedì indietro e lo stesso Enrico giudicò più prudente fare ritorno a Cipro, mentre i suoi armati restavano a dare il loro contributo alla difesa della città. Qui la Storia lascia il posto ad una pura illazione. Il re di Gerusalemme possedeva l’autorità per far prelevare le mura della Santa Casa da Nazareth che distava meno di un giorno a cavallo e volendo poteva sfruttare il porto dell’imprendibile (ancora per poco, cadde in agosto) fortezza templare di Château Pèlerin (Atlit) più a sud.

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